Atoms for Peace – Amok (Recensione)

Atoms for Peace – Amok (Recensione)

2017-11-08T17:15:50+00:004 marzo 2013|
Atoms for Peace_amok
Thom Yorke e Nigel Godrich ci presentano la loro idea di musica elettronica: leggera, citazionista e diretta, eppure sempre elaborata e ricercatissima.

7,5/10


Uscita: 25 febbraio 2013
XL Recordings
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Thom Yorke (Radiohead), Flea (Red Hot Chili Peppers, Jane's Addiction), Nigel Godrich (produttore dei Radiohead, Ultraísta), Joey Waronker (Beck, R.E.M., Ultraísta) e Mauro Refosco (Red Hot Chlli Peppers, David Byrne): solo a leggere i nomi dei componenti degli Atoms for Peace c'è da leccarsi i baffi, ma basta un minimo di conoscenza della musica per sapere che spesso i cosiddetti "supergruppi" non funzionano bene quanto dovrebbero; di conseguenza ci si avvicina all’ascolto di Amok con estrema cautela ma altrettanta curiosità.

La copertina colpisce subito con un’illustrazione in linea con il precedente lavoro solista di Yorke The Eraser, e anche in questo caso lo scenario raffigurato non è certo dei più rassicuranti: una pioggia di rocce infuocate che cadono su Los Angeles distruggendo tutto, con la scritta AMOK che taglia in diagonale l’immagine. Grazie a Wikipedia scopriamo che il termine si riferisce ad una sindrome tipica del sud est asiatico, "un'esplosione improvvisa di violenza che rapidamente si intensifica fino a sfociare in un atto delittuoso"; inutile dire che il titolo si sposa bene con il crescendo di emozioni in cui ci accompagna il disco.

La tracklist è composta da nove pezzi, basati su linee vocali altalenanti e basi elettroniche ripetitive ma estremamente ricercate a livello sonoro. Qui e là nei pezzi inoltre affiorano notevoli intuizioni di basso, che rappresentano alcuni tra i momenti più coinvolgenti del disco. Dovendolo associare a qualcosa, il disco rimanda alle tracce più elettroniche di Hail To The Thief, sesto album dei Radiohead, un riferimento che viene completato dalla presenza di un brano chiamato Judge Jury and Executioner, ovvero lo stesso titolo alternativo che su Hail to the Thief era stato assegnato al brano Myxomatosis . 

Il disco apre con una convincente Before Your Very Eyes, che all'inizio ricorda la versione live di Bloom, anche se in versione più veloce e ballabile. La lunga coda, durante la quale Yorke sussurra "Before Your Very Eyes" come un mantra è il primo brivido del disco, che difficilmente poteva aprire in maniera più convincente. Segue Default, primo singolo che insieme a Judge Jury and Executioner e Dropped forma una trilogia di pezzi diretti, orecchiabili e di qualità, con testi che trattano con semplicità temi come l'attrazione e l'amore, in netto contrasto con gli episodi più di successo dei Radiohead.

La seguente Ingenue si basa su un'orgia sonora degna di Flying Lotus, che tuttavia si distingue dalla frenesia del musicista losangelino dipanandosi per 5 minuti ripetitivi e martellanti in pieno stile Yorke-Godrich; si tratta di un pezzo di assoluto spessore in cui gli elementi più interessanti sono quelli che rimangono nelle retrovie e non la linea vocale biascicata di Yorke. Il contrario invece succede su Unless, nel quale la base non troppo ricercata lascia a Yorke il compito di intrattenere il pubblico con giochi di prestigio vocali gradevoli ma non esattamente coinvolgenti. Stuck Together Pieces continua sulla falsariga dei pezzi precedenti, lasciando scorrere bene il disco, ma non aggiungendo assolutamente nulla al discorso se non un’interessante parte di chitarra: tuttavia non è questo il disco e il contesto nel quale le chitarre siano messe nelle condizioni di rendere al meglio o di trascinare da sole un pezzo!

Sul finale invece ecco i tre brani migliori: Judge Jury and Executioner, Reverse Running e Amok. Il primo brano è la traccia più catchy e ballabile del disco, mentre Reverse Running è costruita su un crescendo strumentale a cui segue un bridge formato da "gargarismi" di Yorke; dopo l'ingresso sussurrato di piano e xilofono il brano si conclude con un ronzio accompagnato da poche note di basso, sfociando poi nella title-track. Amok riprende il basso del brano precedente, a cui viene sovrapposto un beat in puro stile Burial; la voce di Yorke entra con estrema calma dopo un paio di minuti per condurci in un altro turbine sonoro e vocale, più avvolgente che mai, fino ad un finale strepitoso: a pochi secondi dalla fine un arpeggio sibillino di chitarra rimanda all’inizio della prima traccia Before Your Very Eyes, per poi lasciare il pezzo e sparire. Due accordi di piano tanto azzeccati quanto semplici segnano la fine del lavoro, metafora perfetta per il viaggio che si è appena concluso. E di fronte a tanta ricchezza sonora a noi non rimane che levarci lo sfizio e premere di nuovo “play”.