Bill Callahan – Dream River (Recensione)

Bill Callahan – Dream River (Recensione)

2017-11-08T17:15:47+00:0021 dicembre 2013|


dream-river
Al quindicesimo album l'ex Smog si conferma un raffinato cantastorie e ancora una volta non delude, tra arrangiamenti sempre piu' ispirati e le consuete riflessioni universali.

7,5/10


Uscita: 17 settembre 2013
Drag City Records
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Ad un primo ascolto il nuovo disco dell’ex Smog Bill Callahan suona più incisivo e graffiante del precedente Apocalypse (2011), forse meno discreto. Nonostante ciò, le atmosfere che riesce a creare la sua voce profonda stemperano le chitarre, a volte leggermente distorte. È l’ennesima conferma della qualità del songwriter americano, che mantiene intatte la passione e l’intimità nella composizione e nella scrittura dei testi a cui ci ha ormai abituati.

Il disco si apre con una tipica ballad country-folkThe Sing – guidata dalla voce lineare e profonda del cantautore del Maryland. Nulla è concesso ad arzigogoli vocali: non servono ad un timbro così caldo che riesce ad esprimere sensazioni ed emozioni in modo del tutto naturale. Intorno alla voce, la musica accenna una tensione dinamica che subito torna ad un registro più mite. Nulla eccede.

Il disco nella sua totalità e brevità non è certo una ricerca di stile ma una prova in cui l’autore sembra ormai avere trovato una pace interiore, un equilibrio, un conforto in quello che lo circonda, e cerca di trasmetterlo all'ascoltatore, che viene rapidamente rapito e trasportato dall'intrecciarsi tra parole e musica. Così, dopo Javelin Unlanding – spedita seconda traccia – il disco, quasi a farci ricordare che stiamo al cospetto di un cantautorato sempre “soffice”, ci traghetta verso un’interiorità calda con Small Plane, spiazzante dichiarazione d'amore da parte di un autore che in passato si era spesso mostrato tutt'altro che romantico.

Attraversando l'album incontriamo poi Spring e Ride My Arrow: proprio quest'ultima sembra mettere in mostra il paradigma compositivo del nostro, che basa le sue strutture sulla semplicità, la ripetizioni di moduli armonico-ritmici e semplici riff. Summer Painter si caratterizza per i due climax che le forniscono una vertiginosa e altalenante dinamica; Seagull invece si apre con una chitarra quasi zoppicante che si smorza di colpo, per sottolineare la frase "And melt the snow of dream river", da cui prende il nome l'album. Chiude Winter Road, brano dalle suggestioni invernali, nel quale Bill ci avverte di non lasciarci scappare le cose belle della vita, dal momento che non accadono così spesso: "When things are beautiful, just keep on".

Nel complesso, Mr. Callahan scrive e propone qualcosa di semplice, diretto e chiaro, come al solito. Arrangiamenti che fanno tutt’uno con una voce baritonale, ricche tavolozze di colori suggerite dalla musica di un autore che si conferma sempre più coerente con la sua poetica. Come sempre, è un disco fortemente personale e chi lo mette su sa cosa può aspettarsi: in poco più di 40 minuti di musica e parole Callahan mette a nudo le sue sensazioni, noi dobbiamo solo essere capaci di afferrarle e farle nostre.

Bill Callahan sarà in Italia a febbraio per un'unica data al Teatro Antoniano di Bologna: i biglietti sono disponibili su Ticketone.