Camera Obscura – Desire Lines (Recensione)

Camera Obscura – Desire Lines (Recensione)

2017-11-08T17:15:49+00:0021 giugno 2013|


Camera Obscura-Desire Lines
La band scozzese continua a proporci grazia e leggerezza in formato indie pop: non saranno il massimo dell'originalita', ma chi puo' resistere alle loro canzoni?

7,5/10


Uscita: 3 giugno 2013
4AD Records
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Desire Lines è il disco numero 5 della band di Glasgow capitanata da Tracyanne Campbell, che con i suoi vestiti sixties e la sua frangetta da brava ragazza mi è sempre sembrata una Zooey Deschanel più timida ed autentica. Pubblicato comel'ultimo My Maudlin Career dall'etichetta 4AD, il disco è stato registrato a Portland insieme al produttore Tucker Martine e ospita nomi come Neko Case e Jim James dei My Morning Jacket, rispettivamente nei cori di Fifth In Line to the Throne e Troublemaker.

Rispetto al pop un po' retrò degli ultimi due splendidi lavori il nuovo album inizia in punta di piedi: i 30 incantevoli secondi di archi di Intro servono da dichiarazione di intenti e sembrano quasi dire all'ascoltatore "Hey fermati un attimo e fatti una bella passeggiata o prendi la bici e trova un posto sotto ad un albero, ma per l'amor del cielo esci, ascolta questo disco fuori di casa". E noi allora obbediamo, lasciandoci avvolgere dalla brezza della tarda primavera fin dal titolo: i Desire Lines sono infatti quei sentieri che si formano spontaneamente in mezzo ai boschi o in campagna a causa del passare continuo della gente. E mai titolo fu più azzeccato: questo è un disco fatto di melodie sognanti e rilassate e richiede un po' di tempo per entrare in testa. Ma è come quando ci si innamora un po' alla volta: inizia piano per poi crescere ascolto dopo ascolto fino a sbocciare e a brillare molto più intensamente delle infatuazioni passeggere. La voce di Tracyanne è proprio come la ricordiamo: toccante, evocativa, sempre un po' annoiata mentre intona i suoi testi acidi, creando un delizioso contrasto con le melodie zuccherose fatte di chitarre, archi e campanelli. 

La prima metà del disco è piena di vivaci canzoni pop tra cui spicca Troublemaker (con la sua splendida combinazione di synth e basso) e il primo singolo estratto Do It Again, brano travolgente con qualche eco nostalgico che mi fa subito girare la testa come quando Tracyanne dichiarava di "essere pronta ad avere il cuore spezzato". Nella seconda parte l'atmosfera si fa più delicata e avvolgente, morbide melodie folk e pop dai testi ricchi di citazioni letterarie e cinematografiche un po' snob. Si tratta di un pop gentile, in cui ogni canzone è arrangiata perfettamente e ogni strumento si intreccia con gli altri dando vita ad una musica semplice ma elegante.

Nei testi Tracyanne non fa altro che lamentarsi, punta il dito su tutto quello che l'amore comporta e non è mai contenta. Ma forse è proprio per questo che amiamo i Camera Obscura: si lagnano e sospirano, ma lo fanno con tale grazia e umorismo da risultare assolutamente incantevoli. "I know I'm a fuck up, I know a real tragedy, I never listen to people, you see", ammette amareggiata in Cri Du Coeur, ed è un po' come fare una chiacchierata con un vecchio amico, rilassante e rincuorante. Anche I Missed Your Party, forse il brano più riuscito di tutto l'album, assume il tono di una confessione un po' sui generis: gli arpeggi di chitarra e il ritmo cadenzato accompagnano un'innocente Tracyanne mentre elenca tutte le cose che preferirebbe fare piuttosto che andare ad una festa:  “I’ll listen to Billy Joel, I’ll watch Flashdance again, I’m gonna get through Walt Whitman, I’m gonna be in bed by 10.” L'intero disco è comunque pervaso da una leggerezza malinconica, come in Fifth in Line to the Throne, fatta di sospiri e coretti, o nel brano che dà il nome al disco, una lenta ballata dalla chitarra struggente che avvolge e rassicura l'ascoltatore in un finale perfetto.

Dai tempi del debutto Biggest Bluest Hi Fi ne hanno fatta di strada i Camera Obscura: quello che stupisce è che, anche se gli arrangiamenti e i testi sono certamente maturati, la loro innocenza naif sembra rimasta intatta, senza però mai rischiare la noia o il ridicolo. La band di Glasgow continua a proporci grazia e leggerezza, che è esattamente quello che ci aspettiamo da loro. Una frase di Every Weekend racchiude tutta l'essenza di questo album: "We might not storm the charts completely but we'll do our very best". Ed è proprio così: i cinque scozzesi non brillano certo per originalità, ma si confermano come una band che si conosce a fondo, sa quello che vuole e, soprattutto, lo fa sempre nel modo migliore.