Conor Oberst + Simone Felice @ Cafe’ de la Danse, Parigi – 2 febbraio 2013 (Live report)

Conor Oberst + Simone Felice @ Cafe’ de la Danse, Parigi – 2 febbraio 2013 (Live report)

2013-02-16T16:22:49+00:0016 febbraio 2013|

Conor Oberst Café de la Danse Paris

Sono le sette di un sabato sera di febbraio. Dalle parti della Bastille i locali sono pieni zeppi di ragazze truccate e uomini con il ciuffo, qui alla sera tutto comincia presto. Anche i concerti non fanno eccezione, e infatti al Café de la Danse c'è già un sacco di gente seduta sulle gradinate, in attesa. Non faccio nemmeno in tempo a pensare a quanto è bello questo posto che sul palco sale un ragazzo con la maglia a righe: è Simone Felice, ex batterista della band country-folk Felice Brothers, che comincia la sua esibizione tutto solo accompagnato dalla chitarra acustica. La musica di Simone è dolce e malinconica; peccato che i brani si assomiglino tutti un po' troppo: l’atmosfera diventa presto stucchevole nonostante l'arrivo sul palco dell'incantevole violinista-cantante Simi Stone, e sono costretta ad andare a prendere da bere per evitare un'overdose zuccherina.

Dopo una manciata di minuti il cantautore newyorchese termina la sua esizione, saluta educato e abbandona la scena; le luci si spengono e il pubblico si avvicina al palco. Il microfono è stato abbassato, a destra c'è un pianoforte a coda, un paio di chitarre e nessuna batteria all'orizzonte. Non sono abituata ai tempi francesi, mi sto ancora meravigliando di quanto sia vicino e piccolo il palco quando improvvisamente tutti iniziano ad applaudire e finalmente spunta Conor Oberst. E’ molto più basso di quanto pensavo, sembra un ragazzino nel suo maglione blu; indossa una strana sciarpa attorno al collo e ha dei capelli così lunghi che lo fanno assomigliare ad un musicista grunge, ma il pubblico parigino sembra apprezzare e una voce dall'alto lo saluta con “Oh Conor your hair is so long”.

Il signor occhi brillanti è davanti a me, pochissimi metri ci separano mentre sorride fingendosi timido e si siede imbracciando la sua chitarra acustica. L'apertura è riservata a The Big Picture dei Bright Eyes e tutti capiamo subito che lì sul palco ci sarà solo lui, con le sue chitarre e la sua voce imperfetta, insieme a del vino e della birra ovviamente: non possiamo chiedere di meglio. Subito, inaspettato, arriva l'arpeggio di First Day of My Life, si possono quasi sentire i cuori di tutte le persone lì davanti battere insieme e mi giro per vedere le loro facce, centinaia di sorrisi francesi. Anche Conor sorride ogni tanto; tiene quasi sempre gli occhi chiusi quando canta, a volte li spalanca verso l'alto e penso a quanto sono veramente brillanti.

Il brano successivo è Arienette e per un attimo ritorna il ragazzo tormentato dai fantasmi, l'urgenza e la disperazione di Fevers and Mirrors. Poi intona una canzone tratta dai suoi lavori con la Mystic Valley Band e un po’ alla volta si rilassa, il palco si riempie con un'altra chitarra e uno strano xilofono e ritorna anche Simi Stone con il suo violino. L'atmosfera è talmente intima che più che a un concerto sembra di stare ad una serata fra amici: Conor parla un sacco con il pubblico e mentre racconta di soffrire di insonnia inizia un dialogo surreale con una ragazza che dice di essere narcolettica. Sembra sereno, adesso, non serve più fingere di essere timido e mi chiedo come dev'essere per lui cantare quelle vecchie canzoni, piene di angoscia e malessere adolescenziale. Eppure sotto agli occhi chiusi e ai capelli lunghi si nasconde l'insolente di un tempo, anche se forse meno tormentato: ne è la prova la passione con cui suona ogni brano, che riesce a contagiare il pubblico. Che differenza rispetto al ragazzino solitario e imbronciato di un tempo: adesso Conor spesso sorride, come se riuscisse a sentire l'ammirazione dei fan che lo sono venuti a sentire stasera.

Simi Stone torna sul palco e i due interpretano una Lua assolutamente strappalacrime: la voce spezzata di Conor e quella più calda della violinista ci regalano un momento di pura bellezza, di quelli che sciolgono l'anima. Nessuno tra il pubblico ha la forza di canticchiare, l'emozione è troppo grande. Il live prosegue con pezzi tratti dai suoi vari progetti, Mystic Valley Band e Monsters of Folk, fino al finale in cui si scatena agitando i suoi capelli grunge e alternandosi continuamente tra piano e chitarra.

Dopo una breve pausa Conor ritorna sul palco insieme a Simi Stone e insieme interpretano An Attemp To Tip the Scale con disarmante semplicità. Durante gli ultimi minuti del concerto il palco diventa una festa, arriva anche Simone Felice e tutti insieme cantano Make War in un tripudio di cori quasi country. Sembra la conclusione perfetta, ma proprio quando pensiamo che il concerto sia finito Conor rimane da solo sul palco con la sua chitarra acustica, e allora tutti gli occhi sono puntati su di lui mentre suona con grande trasporto Waste of Paint, un altro “classico” tratto da Lifted.  Il pubblico canta ogni singola parola della canzone e quando Conor alla fine si alza, si inchina e ringrazia gentile, le luci si accendono e vedo lo stesso stupido sorriso emozionato su tutte le nostre facce. Grazie signor occhi brillanti.

Ecco la scaletta completa:

1. The Big Picture
2. First Day of My Life
3. Arienette
4. Cape Canaveral
5. Going for the Gold
6. Lenders in the Temple
7. Classic Cars
8. Ladder Song
9. Night at Lake Unknown
10. At the Bottom of Everything
11. White Shoes
12. You Are Your Mother's Child
13. Shell Games
14. Lua
15. Map of the World
16. Laura Laurent
17. Breezy
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18. An Attemp to Tip The Scales
19. Make War
20. Waste of Paint