Eleanor Friedberger – New View (Recensione)

Eleanor Friedberger – New View (Recensione)

2017-11-08T17:15:44+00:0021 febbraio 2016|


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L'ex Fiery Furnaces racconta una nuova fase della propria vita nel suo terzo album, con una miscela ricercata di indie pop e folk rock immediatamente riconoscibile.

7,5/10


Uscita: 22 gennaio 2016
Frenchkiss Records
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Sono ormai passati cinque anni dall’uscita di Last Summer, l’album che ha segnato l’inizio della carriera solista di Eleanor Friedberger, precedentemente voce dei Fiery Furnaces, duo creato nel 2000 con il fratello Matthew.

New View racchiude la propria essenza nel titolo: sebbene lo stile prevalente sia il ricercato indie pop che ha contraddistinto i precedenti dischi, nel suo ultimo lavoro la cantautrice si racconta con una nuova prospettiva: “Spero che questo album suoni come una donna adulta che sta bene”, ha dichiarato in una delle interviste che hanno preceduto l'uscita dell'LP. Un po’ per questo, quindi, New View segna il raggiungimento di una piena maturità artistica, momento immortalato dal singolo False Alphabet City uscito lo scorso ottobre, in cui Eleanor dipinge un ritratto della Brooklyn che sta per lasciare per trasferirsi nel più tranquillo stato di New York.

In New View si alternano diverse atmosfere e influenze musicali, producendo, però, un risultato finale omogeneo e in linea con lo stile già affermato della cantautrice. La voce particolare della Friedberger, che personalmente mi ricorda un po’ Patti Smith (sorprendente anche la somiglianza fisica e le comuni origini dell’Illinois), sovrasta arrangiamenti che evocano un Bob Dylan elettrico, con organi hammond e tante chitarre.

Il singolo di apertura He Didn’t Mention His Mother ricorda vagamente Knockin’ on Heaven’s Door, mentre la seguente Open Season, prende in prestito il famoso “tree museum” da Big Yellow Taxi di Joni Mitchell. Sono molti, insomma, gli omaggi ai cantautori di riferimento che sicuramente hanno influenzato l'autrice.

Le canzoni forse meglio riuscite, in termini di impatto, sono Sweetest Girl, il brano più rock dell’album, e Your Word, il cui protagonista è un organo alla Like a Rolling Stone, ma con una complessità strutturale che sorpassa l’influenza dylaniana. Segue Because I Asked You, brano folk rock che ricorda di nuovo gli anni ’70, ma è la ballata Never Is A Long Time a catturare maggiormente la mia attenzione, con il suo arrangiamento minimale, la voce (bassissima e cruda) della Friedberger e un testo riflessivo e poetico (forse il migliore di tutto l’album). Meno interessanti Cathy With The Curly Hair e Two Versions Of Tomorrow, mentre All Known Things e Does Turquoise Work tornano a stuzzicare l’attenzione dell’ascoltatore. A Long Walk, brillante ballata folk rock, chiude il disco.

Nel complesso è la semplicità dell’album, registrato perlopiù dal vivo con la band Icewater, a colpire: in un periodo in cui la musica passa anche e soprattutto attraverso ingombranti interventi tecnologici, fa piacere ascoltare arrangiamenti più semplici, che lasciano alla sola bellezza di testi e melodie il compito di stupire. Con quest’album, Eleanor Friedberger ci regala una piccola gemma, a metà strada tra cantautorato nordamericano, ricercato e tradizionale, e indie pop di nuova generazione.