Four Tet – Beautiful Rewind (Recensione)

Four Tet – Beautiful Rewind (Recensione)

2017-11-08T17:15:48+00:005 dicembre 2013|


Four Tet Beautiful Rewind
Continua il prolifico periodo di Kieran Hebden, che si conferma ormai un maestro della scena elettronica e ancora una volta centra in pieno il bersaglio.

8/10


Uscita: 3 ottobre 2013
Text Records
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Kieran Hebden è un personaggio davvero indaffarato: appena sedici anni fa, nel lontano 1997, si affacciò sulla scena musicale con il trio post-rock Fridge; due anni dopo, nel 1999, con il moniker Four Tet, entrò con prepotenza e merito a far parte della scena elettronica mondiale diventandone uno degli artisti più significativi, e producendo cinque splendidi album in soli undici anni. Non soddisfatto a tutto ciò negli ultimi tempi ha aggiunto le collaborazioni con il compianto batterista jazz Steven Reid, quelle con il re del dubstep Burial, e la produzione dei nuovi lavori di Omar Souleyman e Neneh Cherry. Era difficile quindi aspettarsi un ritorno cosi repentino sulle scene con un nuovo album a nome Four Tet, a solo un'anno di distanza dal più che discreto Pink, che metteva insieme principalmente brani già pubblicati su vari singoli.

Un ritorno possibile grazie alla libertà consentitagli dalla sua etichetta Text Records, che ci regala un Four Tet in stato di grazia, in un album dove il suono condensa tutte le esperienze sopracitate senza perdere la spinta innovativa che dagli inizi è marchio di fabbrica dell'artista londinese. Quello che più stupisce di Beautiful Rewind è la costante progressione dei pezzi, dove si intrecciano beats, parti vocali e una stratificazione sonora sempre più convincente.

Gong apre le danze con un beat percussivo e ipnotico nello stile del primo Burial, dove il cantato “You don't fuck with me” sembra voler essere una risposta chiara a tutti quelli che danno oramai per morto il movimento dubstep. La voce femminile costantemente looppata che si ripete in Parallel Jalebi e Our Navigation sposta il tiro verso ritmi più orientati al dancefloor. Si arriva così ad uno dei pezzi più intensi del disco, quel Kool FM che sembra rinvigorire la lezione jungle anni '90 di un maestro come DJ Shadow.

Il freddo mantra di Buchla si inserisce nel solco di una certa IDM, Aerial fonde percussioni afro beat con suoni che arrivano direttamente da casa Warp mentre Unicorn riprende il discorso portato avviato dall'album Pause del 2001; ed è proprio a questo punto che ci si accorge della maestria del producer inglese nel miscelare le sonorità più disparate, facendole diventare un unicum sonoro solido e mai scontato, un fantastico compendio di tutta la scena dance inglese degli ultimi 20 anni.

Non c'è dubbio che Beautiful Rewind sia un degno successore degli ottimi lavori prodotti da Hebden finora, ma qui si va ben oltre perché oramai la padronanza dei mezzi acquisita è tale da lasciare l'ascoltare con la sensazione di aver preso parte a un'esperienza sonora fuori dal comune. Con questo settimo disco Four Tet conferma quindi il suo ruolo di maestro incontrastato della scena elettronica, uno dei pochi ancora in grado di arricchire un genere che sempre più spesso sembra girare a vuoto su sè stesso.