I 40 migliori dischi del 2012 – Parte 2

I 40 migliori dischi del 2012 – Parte 2

2017-11-08T15:58:39+00:0021 dicembre 2012|

 

Eccoci qui per scoprire qual è il nostro disco preferito del 2012! Qui sotto trovate le posizioni dalla 20 alla 1, in ordine inverso. Se invece volete scoprire i dischi tra la posizione 21 e la 40, cliccate qui.
Dopo Natale troverete online le classifiche individuali realizzate dal nostro staff di collaboratori. Grazie a tutti quelli che ci hanno seguito in questi primi cinque mesi della nostra webzine, ci rivediamo nel 2013!

 

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[space height=”10″]20: Offlaga Disco Pax – Gioco di Societa'

Offlaga Disco Pax - Gioco di Societ√†C'è chi dice che sono rimasti sempre uguali, che la formula ormai ha stancato e che "il gioco è bello quando dura poco". Lasciamoli parlare: il terzo disco di Max Collini e compagni è un ulteriore raffinamento della formula messa a punto con i primi due album, tra testi sempre più precisi e stranianti (Respinti all'uscio, Tulipani) e musica che si permette anche accenni danzerecci fino ad ora mai così espliciti (Parlo da Solo). Sono il più grande tesoro della musica italiana, teniamoceli stretti…
Clicca qui per leggere la nostra intervista a Max Collini.

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[space height=”10″]19: Dinosaur Jr. – I Bet On Sky

Ben-Gibbard-Former-Lives Un disco che probabilmente non aggiunge niente alla carriera del trio di Amherst, ma che però è una vera gioia per i fan di lungo periodo: tra un J Mascis sempre più riflessivo e Lou Barlow che finalmente ha messo da parte un paio di brani di quelli buoni, l'album scorre che è un piacere. Insieme a Bob Mould sono il migliore antidoto ai rottamatori dell'indie rock: qualche volta i veterani fanno ancora il loro dovere…
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[space height=”10″]18: Damien Jurado – Maraqopa

Damien Jurado - MaraqopaLa vendetta è un piatto che si serve freddo, e finalmente in questo 2012 il cantautore di Seattle si è tolto qualche soddisfazione: dopo quindici anni di cantautorato ad altissimo livello gli arrangiamenti di Richard Swift hanno fatto decollare i suoi due ultimi album, convincendo anche chi l'aveva ignorato fino ad ora. Ma come abbiamo potuto vedere dal vivo, il talento innato per le melodie è tutta farina del suo sacco…

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[space height=”10″]17: Daniel Rossen – Silent Hour / Golden Mile EP

Daniel Rossen- Silent Hour Golden MilePrima del trionfo di Shields, l'arma segreta dei Grizzly Bear ha sfornato quasi in sordina questo EP, che faceva già capire a cosa stavamo andando incontro: cinque canzoni una più bella dell'altra, tra echi di George Harrison (Silent Song), poderosi crescendo (Return to Form) e ballate acustiche lunari e gentili (Golden Mile). Lasciamo stare i Department of Eagles: se (facciamo gli scongiuri) il sodalizio con gli altri tre orsi dovesse venire meno, sarebbe lui quello su cui scommetteremmo per una proficua carriera solista.

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[space height=”10″]16: Animal Collective – Centipede Hz

Animal Collective - Centipede HzDopo l'immenso Merriweather Post Pavilion era difficile non deludere e questo disco ha avuto vita difficile fin dall'inizio: poi però, col passare dei mesi (e degli ascolti), si è rivelato come uno dei lavori più insoliti dell'anno, capace di introdurre le solite melodie-killer all'interno di una materia sonora solo apparentemente caotica e ridondante. Applesauce, Wide Eyed e Pulleys sono brani indimenticabili, e, se avrete un po' di pazienza, anche il resto dell'album saprà ricompensarvi.
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[space height=”10″]15: Scott Walker – Bish Bosch

Scott Walker - Bish BoschCon la possibile eccezione degli Swans, il disco più terrificante dell'anno: portando all'estremo la desolazione di The Drift e lasciando quasi completamente da parte la forma-canzone, Walker si fa guidare dallo spirito di Hyeronimus Bosch in un mondo contemporaneo che assomiglia terribilmente ad un girone infernale. Un'opera profondamente disturbante e non per tutti gli stomaci, ma che è frutto di una visione artistica veramente unica.
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[space height=”10″]14: Grimes – Visions

Grimes - VisionsCon un inedito mix di elettronica, melodie convincenti e video indimenticabili la signorina Claire Boucher si è imposta come uno dei nomi più chiacchierati del 2012: il suo terzo album ha concretizzato il potenziale messo in evidenza dai primi due dischi, rendendo tutto più accessibile grazie all'esperta supervisione della storica etichetta 4AD. Quanto di più vicino abbiamo oggi al concetto di "diva indie"…

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[space height=”10″]13: Godspeed You! Black Emperor – Allelujah! Don't Bend! Ascend!

Godspeed You Black Emperor - Hallelujah Don't Bend AscendDopo dieci anni di silenzio, i Godspeed hanno ripreso il discorso esattamente da dove l'avevano lasciato, producendo il miglior disco della loro onorata carriera: quattro lunghe colonne sonore per la fine del mondo, che alternano atmosfere cupe e momenti di catarsi, rimettendo in fila le decine di imitatori che hanno cercato inutilmente di copiarne la formula. I re del post-rock sono tornati, e non ce n'è più per nessuno…
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[space height=”10″]12: Divine Fits – A Thing Called Divine Fits

Trail-Of-Dead-Lost-SongsHanno ancora senso i supergruppi al giorno d'oggi? La risposta ce l'ha data l'album d'esordio di questo trio, guidato da Britt Daniel degli Spoon insieme a Dan Boeckner di Wolf Parade e Handsome Furs. Una bordata di canzoni freschissime, che pescano a piene mani dal repertorio di tutti i loro gruppi precedenti, riuscendo in molti casi a superare gli originali: Daniel ha l'aria di chi si sta concedendo una meritata vacanza e Boeckner forse ha trovato finalmente la cornice ideale per i suoi synth new wave. Per noi, il disco dell'estate 2012…

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[space height=”10″]11: Swans – The Seer

Swans - The SeerL'apocalisse: quella vera, altro che Maya. Michael Gira finalmente dà un senso alla reunion dei suoi Swans, producendo un doppio monolite da quasi due ore che riassume la loro intera visione del mondo: violenza, soprusi e atti di forza, orchestrati da un ensemble in stato di grazia. Al centro di tutto, una voce mai così inquietante, per un'esperienza che resterà con voi per molto, molto tempo dopo la fine dell'ascolto.

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[space height=”10″]10: Ariel Pink's Haunted Graffiti – Mature Themes

Ariel Pink - Mature ThemesIl nostro freak preferito si gode il meritato successo con un disco di grandissime canzoni (Only In My Dreams, Symphony of the Nymph) mescolate a follie citazioniste e pastiche anni '60. Ma per quanto ci provi a respingere l'ascoltatore, la sua anima romatica non può che venire fuori (Mature Themes), così come un talento raro per gli arrangiamenti. Un disco incostante, citazionista e assolutamente schizofrenico: ma a noi non è mai piaciuto così tanto…
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[space height=”10″]9: Chromatics – Kill for Love

Chromatics - Kill for LoveUn gruppo che ha il coraggio di aprire un suo album con la cover di uno dei classici di Neil Young può solo avere tutta la nostra stima. Ed è solo l'inizio: Johnny Jewel mette in mostra una quantità pressoché infinita di variazioni sulle sonorità electro-anni '80, con un'attenzione maniacale ai dettagli che non annoia nemmeno dopo oltre 70 minuti di musica. E al resto ci pensa la voce sognante di Ruth Radelet

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[space height=”10″]8: The xx – Coexist

The xx - CoexistPotranno non essere al numero 1 in questa classifica, ma è innegabile che i tre giovani inglesi sono stati i dominatori di questo 2012: con intelligenza e convinzione sono riusciti ad imporre un sound non semplice ad un pubblico sempre più ampio, sconfinando spesso e volentieri nel mainstream. Missione compiuta: anche questo secondo album suona come nessun altro disco in circolazione, e il futuro è tutto loro…
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[space height=”10″]7: Tame Impala – Lonerism

Tame Impala - LonerismGli artefici principali del revival neo-psichedelico: ascoltando attentamente i mostri sacri degli anni '60 e '70, la band australiana è riuscita a realizzarne un aggiornamento pienamente convincente, anche perché sostenuto da melodie a prova di bomba. Un enorme passo avanti dai tempi dell'esordio Innerspeaker, e abbiamo l'impressione che sia solo l'inizio di una luminosa carriera…
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[space height=”10″]6: Bat for Lashes – The Haunted Man

Bat for Lashes - The Haunted ManDopo la strano concept album astrale Two Suns, Natasha Khan si immerge nella modernità con il nuovo album: arrangiamenti curatissimi, ritmi sempre più ammiccanti all'R&B e alle classifiche, e soprattutto QUELLA copertina a richiamare l'attenzione. Ma poi basta una ballata per piano e voce come Laura a scacciare l'idea di essere di fronte ad un fenomeno del'hype: con la possibile eccezione di Fiona Apple, ci troviamo di fronte alla più interessante cantautrice in attività.
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[space height=”10″]5: Jens Lekman – I Know What Love Isn't

Jens Lekman - I Know What Love Isn'tL'album più sottovalutato dell'anno: la svolta del cantautore svedese verso suoni più adulti e legati al cantautorato classico, lasciando da parte campionamenti e ritmi elettronici, è stata vista dai più come un passo indietro rispetto al precedente Night Falls Over Kortedala. Eppure ci troviamo di fronte ad una raccolta di canzoni praticamente perfette, esposte con immutato sense of humor e grande sincerità. Anche dopo aver compiuto trent'anni Jens continua ad essere l'ultimo rifugio per noi inguaribili romantici. E ora che ha scoperto quanto è duro avere il cuore spezzato, gli vogliamo ancora più bene…
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[space height=”10″]4: Fiona Apple – The Idler Wheel Is Wiser Than the Driver of the Screw and Whipping Cords Will Serve You More Than Ropes Will Ever Do

Fiona Apple - The Idler WheelCome una cantautrice di altri tempi Fiona Apple segue solo il ritmo della sua ispirazione: in sedici anni di carriera questo è solo il suo quarto album, e non poteva arrivare in un momento migliore. La sua onestà assoluta (ai limiti dell'autolesionismo) è quanto di più lontano ci possa essere dalla scena musicale attuale, e fortunatamente questa volta la major Epic (che la vede come il fumo negli occhi) non è intervenuta a compromettere la sua visione artistica (come era avvenuto per il precedente Extraordinary Machine). Tra ballate per pianoforte e confessioni difficili da dimenticare (Every Single Night) The Idler Wheel mette ancora una volta in mostra un talento immenso, nascosto dentro ad un'autrice solo apparentemente fragile.

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[space height=”10″]3: Beach House – Bloom

Beach House - BloomCon grande costanza e consapevolezza dei propri mezzi il duo di Baltimora sta raffinando da sei anni la propria miscela sonora, realizzando con ogni disco un piccolo passo in avanti: dopo il trionfo di Teen Dream, Bloom lascia da parte le atmosfere più pastorali e ci regala dieci brani notturni e avvolgenti, per un'altra ora di immersione totale tra tastiere e chitarre sognanti. Le melodie sono sempre più belle e la band sembra ormai aver raggiunto il picco delle sue potenzialità. Non sappiamo dove potranno andare da questo punto in poi, ma per ora ci godiamo un altro disco di pura bellezza…

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[space height=”10″]2: Grizzly Bear – Shields

Grizzly Bear - ShieldsLe fragorose chitarre di Sleeping Ute sembrano aprire un capitolo nuovo per il quartetto di Brooklyn: ripartendo dai pezzi più riusciti di Veckatimest (Two Weeks, Cheerleader, While You Wait for the Others) i Grizzly Bear hanno espanso ulteriormente i limiti della propria ambizione, costruendo un disco di arrangiamenti curatissimi  e melodie indimenticabili. C'è spazio anche per i loro migliori brani pop (Yet Again, Gun-Shy), ma la vera forza sta nell'unione tra i talenti compositivi di Daniel Rossen e Ed Droste, che hanno scritto e cantato insieme gran parte dell'album. La chiusura affidata a Sun In Your Eyes è qualcosa che non si dimentica facilmente ed è a nostra opinione il più bel brano dell'anno. Forse non ci troviamo ancora davanti ad un capolavoro assoluto, ma se continuano così il prossimo disco ha tutte le carte in regola per esserlo…
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[space height=”10″]1: Dirty Projectors – Swing Lo Magellan

Dirty Projectors - Swing Lo MagellanSwing Lo Magellan non è un disco per tutti i gusti, e ci sono sicuramente album più accessibili, riusciti o piacevoli da ascoltare tra quelli usciti quest'anno. Una cosa però è sicura: tra tutte le band di questo 2012, Dave Longstreth e compagni sono quelli che hanno compiuto il miglioramento più impressionante. Bitte Orca, uscito solo tre anni fa, impallidisce al confronto con la maturità messa in mostra da questo disco: dodici brani tremendamente complessi eppure capaci di sembrare sempre assolutamente pop e accessibili, da parte di una band che in passato si è persa spesso e volentieri nelle stranezze fini a sè stesse. In più i sei newyorchesi finalmente non si nascondono più dietro ai loro arrangiamenti (le semplici Swing Lo Magellan e Irresponsible Tune) e affrontano sentimenti sempre più adulti: la confessione d'amore di Impregnable Question sarebbe capace di far sciogliere anche il cuore più gelido, mentre altrove si parla di disastri ambientali (Just From Chevron) e difficoltà a socializzare (The Socialites) tra splendidi arrangiamenti vocali e chitarre scheletriche. Un disco sospeso tra sperimentazione e accessibilità, che riesce ad emozionare senza affidarsi a strutture musicali tradizionali. E questo è il complimento più grande che gli possiamo fare.
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