I 40 migliori dischi del 2012 – Parte 1

I 40 migliori dischi del 2012 – Parte 1

2017-11-08T15:58:39+00:0020 dicembre 2012|

 

La fine di dicembre, si sa, è il periodo delle classifiche…e come potevamo noi di Gold Soundz sottrarci alla tentazione di riassumere quello che ci è piaciuto di più durante questi dodici mesi?
Qui sotto per cominciare trovate le posizioni dalla 40 alla 21, in ordine inverso. Cliccate qui per vedere le posizioni dalla 20 alla 1!

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[space height=”10″]40: Sleigh Bells – Reign of Terror

Sleigh Bells - Reign of TerrorCon questo secondo album gli Sleigh Bells si sono confermati come uno dei gruppi allo stesso tempo più rumorosi e accessibili del panorama indie: ma sotto all'apparente continuità la loro ricetta apparentemente semplice di riff metallari, battiti elettronici e cinguettante voce femminile ha trovato nuovi modi per esprimersi, mantenendo ampiamente le promesse del primo album Treats.

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[space height=”10″]39: Benjamin Gibbard – Former Lives

Ben-Gibbard-Former-Lives Il nostro Ben è riuscito a reagire all'impasse dei suoi Death Cab for Cutie con un disco pieno di quello che sa fare meglio: belle canzoni senza molte pretese, guidate da linee melodiche a prova di bomba e con un briciolo di amarezza in più. Tra indie pop e accenni country, spunta anche un duetto con Aimee Mann, e noi non possiamo che apprezzare…

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[space height=”10″]38: Dum Dum Girls – End of Daze EP

Dee Dee e le sue ragazze terribili sono cresciute: questo breve EP ce le mostra sempre più lontane dai modelli anni '60, e più autrici di un solido garage rock moderno. Ma sono soprattutto gli accenni sempre più intimisti e cantautorali a farci ben sperare per il futuro…

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[space height=”10″]37: Afterhours – Padania

Afterhours - PadaniaQuanto di più lontano ci sia dal sedersi sugli allori: per il loro debutto da indipendenti gli Afterhours rischiano, sperimentano, fanno e strafanno, azzeccando qui e là qualche canzone memorabile (Padania, Costruire per Distruggere). Non tutto funziona, ma sono l'unico caso in Italia di veterani che continuano a mettersi in discussione, anche quando potrebbero vivere tranquillamente di rendita.

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[space height=”10″]36: Bob Dylan – Tempest

Bob-Dylan-TempestIl vecchio Bob torna con uno degli album più riusciti della sua carriera recente, pieno di riferimenti al passato, ma capace anche di osare (i tredici minuti dedicati al Titanic della title-track). Al di là dei paragoni assolutamente fuori luogo con i dischi degli anni '60 e '70, è ammirevole il tentativo di ricollegarsi a Time Out of Mind (1997), uno degli album migliori della sua carriera recente.
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[space height=”10″]35: Bob Mould – Silver Age

Il debutto su Merge Records del leader di Hüsker Dü e Sugar è la concretizzazione di una carriera solista sempre interessante, anche nei momenti in cui si è allontanato troppo dal suo punk rock di pertinenza. Sarà perché è il ventennale di Copper Blue, ma l'album ha la stessa natura allo stesso tempo rumorosa e irresistibilmente pop del suo illustre predecessore, e non c'era maniera migliore per festeggiare…

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[space height=”10″]34: Passion Pit – Gossamer

Passion-Pit-GossamerIn quest'anno Michael Angelakos è riuscito a confermare il debutto Manners, scomparire dalle scene per "migliorare la sua salute mentale" e piazzare un brano di punta sulla colonna sonora dell'ultimo Twilight. Ok, quest'ultima impresa non ci rende particolarmente fieri di lui, ma è innegabile che Gossamer abbia aggiornato i canoni del suo pop elettronico influenzato dagli anni '80 per un pubblico sempre più grande. Il resto l'ha fatto la major Columbia, che lo tiene in palmo di mano e lo vede come una specie di avamposto per conquistare gli indie kids.

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[space height=”10″]33: Hot Chip – In Our Heads

Da Alexis Taylor e compagni forse ci si attendeva di più, dopo il mezzo passo falso di One Life Stand. Però In Our Heads mostra una band mai così coesa dai tempi di The Warning, e ormai sicura dei suoi mezzi. Se a questo aggiungiamo uno dei video più divertenti (e profondamente inglesi) dell'anno, anche questa volta ci hanno convinti.

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[space height=”10″]32: And You Will Know Us by the Trail of Dead – Lost Songs

Trail-Of-Dead-Lost-SongsDeve essere divertente far parte dei Trail of Dead nel 2012: nonostante tutti ormai da quasi dieci anni ne prevedano l'estinzione, il duo formato da Conrad Keely e Jason Reece va avanti come se niente fosse, e continua a godere della sua terza giovinezza che è iniziata con il ritorno nel mondo indipendente. Questa volta non ci sono mega suite come in Tao of the Dead, ma se le canzoni sembrano semplici, le ambizioni restano intatte: tra politica, storia e fumetti ne hanno fatta di strada da quando erano un fac-simile dei Sonic Youth

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[space height=”10″]31: How to destroy angels_ – An omen_EP

HTDA_-_An_Omen_EP_cover.jpegTra colonne sonore e i Nine Inch Nails che sono sempre sul punto di tornare, Trent Reznor ha deciso finalmente di fare sul serio con gli How to destroy angels_: il loro secondo EP migliora sotto tutti gli aspetti quello che si era potuto ascoltare fino ad ora, introducendo elementi cinematici e sottilmente inquietanti all'interno di una base solidamente elettronica. Ed ora che hanno anche una major alle spalle, l'attesa per l'album di debutto continua a crescere.
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[space height=”10″]30: The Evens – The Odds

The Evens - The OddsIan MacKaye ritorna dopo una lunga pausa dedicata alla famiglia, e confeziona un nuovo album di acrobatici intrecci tra chitarra e batteria, sostenuti dall'intesa ormai praticamente perfetta con la sua compagna e batterista Amy Farina. Se forse hanno perso un po' dello smalto polemico del precedente Get Evens, ci troviamo comunque di fronte ad un disco bello e fuori dal tempo, che ci ricorda ancora una volta quanto ci mancano i Fugazi.
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[space height=”10″]29: Cat Power – Sun

Cat Power - SunLa svolta elettronica della signorina Chan Marshall non ci ha convinto fino in fondo, ma era l'unica possibiità di crescita per un'artista che ormai ha tante release alle spalle. Alcuni brani (Ruin, Cherokee) sono entrati di diritto tra i tormentoni di quest'anno, e anche molti degli altri non hanno deluso. E poi, diciamocelo, con quella voce potrebbe anche cantare l'elenco telefonico, e per noi andrebbe bene lo stesso…ora la aspettiamo in Italia, problemi di salute ed economici permettendo!
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[space height=”10″]28: The Shins – Port of Morrow

The Shins - Port of MorrowLa massima espressione del cantautorato indie in salsa major: lasciandosi alle spalle l'llusione di avere con lui una band James Mercer ha sfruttato al meglio il budget della Columbia, realizzando un disco di pop zuccherino e ultra-cesellato, dove tutti gli elementi sono al posto giusto per rimanere incollati in maniera quasi subliminale nelle nostre teste. Ma le melodie sono frutto di un talento indiscutibile, e Simple Song rimane la più gioiosa hit del 2012.

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[space height=”10″]27: Pinback – Information Retrieved

pinback-information-retrievedQualcuno ha visto in Information Retrieved una ripetizione sempre meno ispirata di quello che Zach Smith e Rob Crow hanno prodotto con i precedenti capitoli della loro discografia, accusandoli di non essere riusciti a bissare lo splendido Autumn of the Seraphs. Può essere, ma l'album ha tutto quello che i fan di Pinback possono desiderare: grandi canzoni, virtuosismi strumentali, e un'affascinante atmosfera malinconica, in linea con la splendida copertina.
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[space height=”10″]26: Mark Lanegan Band – Blues Funeral

Mark Lanegan Band - Blues FuneralDopo tanti anni passati a guidare gli Screaming Trees e poi in una proficua carriera solista si tende un po a sottovalutare Mark Lanegan: eppure questo disco, uscito a otto anni dal precedente, ce lo restituisce finalmente a suo agio dopo tante collaborazioni (Gutter Twins, Queens of the Stone Age e il duo con l'ex Belle & Sebastian Isobel Campbell). Grandi canzoni e una voce che non si dimentica, con più di una novità anche nei suoni (benvenute tastiere e drum machine!)

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[space height=”10″]25: Flying Lotus: Until the Quiet Comes

Flying Lotus - Until the Quiet ComesSteven Ellison aveva di fronte il difficile compito di bissare Cosmogramma, un disco capace quasi da solo di riportare in voga la formula "musica elettronica con guest star" tanto in voga negli anni '90. Saggiamente il nuovo lavoro evita qualsiasi paragone con il precedente, riducendo la voce di Thom Yorke a pochi sussurri e puntando invece sul mood complessivo. Inutile dire che se volete fluttuare per tre quarti d'ora nell'elettronica più intelligente in circolazione, questo è il disco che fa per voi.
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[space height=”10″]24: Neil Young & Crazy Horse – Psychedelic Pill

Neil-Young-Psychedelic-Pill-artworkIncurante di qualsiasi cosa lo circondi, Young ha deciso finalmente di usare i suoi Crazy Horse per quello che sanno fare meglio: lunghissime jam psichedeliche, che sembrerebbero quasi immobili se non ci fossero la sua voce e la sua chitarra a sottolineare i vari passaggi. Riempire un doppio album con questi pezzi è l'ennesima dichiarazione di disinteresse per il mercato, ma i fan non devono temere: basta il sogno hippy fuori tempo massimo di Walk Like A Giant per farci capire che Neil è sincero, testardo e generoso come nei momenti migliori. Bentornato!
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[space height=”10″]23: Django Django: Django Django

Quattro giovani scozzesi con la fissa di aggiornare la Beta Band agli anni duemila hanno prodotto uno dei debutti più inaspettati di quest'anno: unendo melodia, psichedelia e vasti scenari acustici sono riusciti a mettersi sulla scia dei Tame Impala come giovane band legata al passato, ma capace anche di mescolare le influenze in modo del tutto innovativo. Una lezione per Mumford & i suoi figli

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[space height=”10″]22: Andrew Bird – Break It Yourself

Andrew Bird - Break It Yourself

Dopo il cantautorato a 360° dei dischi precedenti, Andrew Bird ha deciso di ridurre le ambizioni per questo nuovo album, registrando un disco sostanzialmente acustico e più legato alla tradizione dei precedenti. Inutile dire che questa è la cornice nella quale la sua voce e il suo violino riescono veramente a brillare, ma il disco non sarebbe così riuscito se non fosse il frutto di un vero momento di grazia creativa, tanto che inediti e outtake sono stati subito inseriti nel successivo Hands of Glory.

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[space height=”10″]21: The Mountain Goats – Transcendental Youth

The-Mountain-Goats-Transcendental-YouthJohn Darnielle si è rivolto alle sue solite muse per questo quattordicesimo album dei Mountain Goats: tossicodipendenti, malati mentali, satanisti, tutti descritti con dovizia di particolari e grande empatia. Anche se forse musicalmente non siamo di fronte al suo lavoro migliore, la convinzione e il coraggio con cui Darnielle continua a osservare il mondo dal punto di vista dei perdenti sono contagiosi, e ben presto vi ritroverete a cantare anche voi insieme a lui la travolgente Amy AKA Spent Gladiator 1 (dedicata proprio a lei, Amy Winehouse).
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