I 40 migliori dischi del 2013 (#20-40)

I 40 migliori dischi del 2013 (#20-40)

2017-11-08T15:59:40+00:0023 dicembre 2013|

 

E' il momento di tirare le somme di quest'anno di musica : qui sotto trovate le posizioni dalla 40 alla 20 dei nostri dischi preferiti usciti nel 2013. Qui invece trovate i primi 19!

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40. Washed Out – Paracosm

Washed Out Paracosm

Giusto alla fine dell'estate Ernest Greene è riuscito a catturare perfettamente l'atmosfera della stagione più calda dell'anno con le musiche avvolgenti del suo secondo LP: tra lussureggianti scenari musicali e melodie meno malinconiche del solito, ecco la dimostrazione che la chill-wave è stato qualcosa di più di una moda passeggera. RECENSIONE
 

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39. Christopher Owens – Lysandre

Christopher Owens Lysandre

L'ex Girls torna con un disco piacevolmente superfluo, che non aggiunge nulla a quanto detto nei due LP della band di San Francisco, ma che mette in mostra ancora una volta il suo straordinario talento come autore di canzoni. Un debutto in tono minore, speriamo ci sia tempo per un seguito con maggiore "sostanza"! RECENSIONE

 

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38. Nine Inch Nails – Hesitation Marks

Nine Inch Nails - Hesitation marks

Trent Reznor risuscita il suo marchio più famoso per tentare di recuperare la magia che mancava agli How to destroy angels_. Ma, come successo quest'anno anche a David Bowie, non si tratta di semplice nostalgia: per la prima volta Trent sembra venire a patti con la sua opera: ne viene fuori un disco più riflessivo e ricco di riferimenti, abilmente bilanciato tra glorie passate e nuovi suoni. RECENSIONE
 

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37. CHVRCHES – The Bones of What You Believe

CHVRCHES Bones of what you believe

Chi si sarebbe mai immaginato di tornare a parlare degli Aereogramme nel 2013? Eppure il nuovo progetto synth-pop di Ian Cook e Martin Doherty è decollato grazie alla voce da bimbetta di Lauren Mayberry, che ha dato origine ad uno dei singoli più indimenticabili dell'anno. Ma oltre a The Mother We Share qui ci sono altre undici canzoni tutte da ascoltare, a dimostrazione che anche se si sono amati i chitarroni, non è mai troppo tardi per darsi al pop.
 

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36. Speedy Ortiz – Major Arcana

Speedy Ortiz Major Arcana

A proposito di revival inaspettati: chi avrebbe mai pensato che una delle giovani band più chiacchierate si sarebbe ispirata così direttamente ad eroi semi-dimenticati degli anni '90 come Liz Phair e gli Helium di Mary Timony? In poco più di 30 minuti la giovane Sadie Dupuis riesce a farci ricordare che c'era un tempo in cui le ragazze non dovevano per forza squittire e canticchiare innocue melodie per essere notate.
 

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35. Blood Orange – Cupid Deluxe

Cupid deluxe blood orange

Il 2013 di Dev Hynes si è chiuso nel peggiore dei modi possibili, ma per fortuna ci ha lasciato anche questo disco: se come Lightspeed Champion si era travestito da cantautore "tradizionale", con questo secondo album a nome Blood Orange Dev decolla definitivamente verso un suo inconfondibile stile, tra placidi ritmi disco, falsetti alla Prince e un talento da songwriter veramente straordinario.
 

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34. Iceage – You're Nothing

Iceage You're Nothing

I quattro giovanissimi danesi tornano più feroci di prima con questo secondo disco: un assalto all'arma bianca che non risparmia nessuno, contagioso nella sua furia nichilista. Difficile pensare che riescano ad infilare un terzo disco con questa stessa intensità: scopriteli ora prima che sia troppo tardi!


 

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33. David Lynch – The Big Dream

David Lynch The Big Dream

Il visionario regista di Missoula continua il suo personalissimo viaggio nel mondo della musica pop: rispetto all'esordio Crazy Clown Time l'inquietudine diventa sempre più palpabile, e ci sono meno divertissement. Il problema è che gli riesce talmente bene da farci temere che non ritorni più a fare altri film! RECENSIONE

 

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32. Of Montreal – Lousy with Sylvianbriar

Of Montreal Lousy with Sylvianbriar

Dopo tanti anni persi ad inseguire la sua musa nei cunicoli di un barocchismo geniale ma decisamente sfiancante per l'ascoltatore, quest'anno Kevin Barnes è tornato in gran forma. Ma attenzione, non si tratta di un revival: accantonati i synth dei primi 2000, Kevin recupera chitarre e movenze rollingstoneiane, e si immerge nel disco più tradizionale della sua carriera, con ottimi risultati.

 

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31. Primal Scream – More Light

Primal Scream More Light

Una della band più affascinanti (e incostanti) degli ultimi trent'anni torna con un rinnovato carico d'ottimismo, finalmente libera dal necessario confronto con i capisaldi della sua carriera. Il risultato è un disco vario e finalmente pacificato, anche se non manca l'essenza antagonista da gang di strada che da sempre distingue Bobby Gillespie e compagni. RECENSIONE

 

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30. Dodos – Carrier

Dodos - Carrier

Senza fare eccessivo rumore, Meric Long e Logan Kroeber hanno creato in questi anni una discografia di tutto rispetto: il loro quinto album è un altro centro, con arrangiamenti più sofisticati che nascondono solo in parte la vocazione di busker mancati di questi due straordinari musicisti. RECENSIONE


 

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29. Sigur Ros – Kveikur

Sigur Ros Kveikur

Cosa si fa quando si perde un componente chiave della propria lineup? Per i Sigur Rós la risposta non poteva che essere quella di rimettersi in discussione: l'inedita formazione a trio ha realizzato così il disco più aggressivo della sua carriera, avvolgendolo poi con una patina rarefatta per non turbare troppo i fan di lunga data. I quali, siamo certi, hanno apprezzato comunque… RECENSIONE

 

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28. Phoenix – Bankrupt!

Phoenix Bankrupt

I quattro di Versailles hanno accettato di buon grado il loro nuovo status di popstar internazionali, con un album giocoso e caleidoscopico, nel quale danno l'impressione di divertirsi un mondo dal primo all'ultimo minuto. Difficile resistere al loro pop globale, specie quando la produzione li aiuta a smussare le asperità su una superficie scintillante di synth e batterie elettroniche. RECENSIONE
 

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27. The Julie Ruin – Run Fast

The Julie Ruin Run Fast

Il grande ritorno dell'ex Bikini Kill Kathleen Hanna non poteva arrivare in un anno migliore: insieme ad una band di amici, la riot grrrl per eccellenza recupera lo spirito punk degli esordi, aggiungendo un tocco di divertimento e di elettronica che le derivano dall'esperienza successiva con Le Tigre. Difficile trovare un disco più gioioso (e gioiosamente incazzato) di questo: lunga vita alla punk singer!
 

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26. Atoms for Peace – Amok

Atoms for Peace Amok

Cosa significa "anno sabbatico" per Thom Yorke? Prendere un manipolo di star (Flea dei Red Hot Chili Peppers, il produttore dei Radiohead Nigel Godrich) e meno star (Joey Waronker, il percussionista Mauro Refosco) ed allestire un supergruppo di contaminazioni funk-elettroniche che assomiglia fortemente ad un suo progetto solista. Per tutti gli orfani dei Radiohead: anche quest'anno non è mancata la vostra dose di paranoia esistenziale! RECENSIONE

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25. Franz Ferdinand – Right Thoughts, Right Words, Right Action

Franz Ferdinand Right Thoughts

Dedicato a chi non ha mai preso sul serio Alex Kapranos e compagni: sono pochi i musicisti che riescono ad arrivare a quarant'anni mantenendo il gusto per il divertimento che traspare da questo quarto album. Quelli che dovevano essere solo i figli dell'ennesima moda passeggera sono riusciti a codificare un loro stile e a fare proseliti: e nel 2013 riescono ancora a farci ballare come dieci anni fa! RECENSIONE
 

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24. Queens of the Stone Age – Like Clockwork

QOTSA Like Clockwork

Nessuno si aspettava un ritorno a questi livelli: a sei anni dal loffio Era Vulgaris Josh Homme risponde ai critici che l'avevano dato per finito, realizzando un album diviso tra riffoni e un'insolita vulnerabilità. Certo, avere come comprimari Dave Grohl, Trent Reznor e Elton John (?) aiuta, ma l'ex Kyuss si dimostra ormai un frontman a tutto tondo, finalmente libero dai suoi demoni peggiori. RECENSIONE
 

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23. James Blake – Overgrown

James Blake Overgrown

Il giovane James quest'anno si è tolto la soddisfazione di vincere il prestigioso Mercury Prize, ma anche di confermare che il suo album d'esordio non era un fuoco di paglia modaiolo: Overgrown lo vede ampliare gli orizzonti della sua originale formula, sfumando ulteriormente i limiti tra cantautorato ed elettronica, soul music e ambient. E poi quando Brian Eno fa un cameo sul tuo disco, vuol dire che qualcosa di buono ci deve essere! RECENSIONE
 

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22. Massimo Volume – Aspettando i barbari

Massimo Volume aspettando i barbari

Il secondo capitolo della reunion dei Massimo Volume conferma quanto di buono si era già detto ai tempi di Cattive Abitudini: finalmente liberi dalle pressioni esterne, Emidio Clementi e compagni sembrano ora procedere seguendo solo il loro ritmo, incuranti delle mode e delle influenze esterne. Tra testi sempre più poetici e raffinatezze stilistiche, si confermano come i padri nobili dell'intera scena indie italiana, praticamente un tesoro nazionale.
 

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21. Mazzy Star – Seasons of Your Day

Mazzy Star Seasons of Your Day

Una reunion inaspettata per un risultato prevedibile: Hope Sandoval e David Roback continuano a possedere la formula d'oro del pop delicato e sonnolento, e diciassette anni dopo rimangono il punto di riferimento per chiunque voglia fare pop d'autore. Come se diciassette anni di assenza non fossero niente, ci ritroviamo ad incantarci di fronte alle melodie delicate di Seasons of Your Day, e i Mazzy Star restano la colonna sonora migliore per i nostri sogni ad occhi aperti.
 

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20. Anna Calvi – One Breath

Anna Calvi One BreathSono bastati due anni alla bella Anna per tornare con un secondo album che mette a fuoco le tante promesse del suo esordio: la sua voce sempre più sicura, in bilico tra rock e barocchismi d'autore, ci guida in un viaggio alla scoperta di un ricco mondo interiore, questa volta con interessanti esperimenti elettronici e arrangiamenti d'archi mai scontati. Inutili i vecchi paragoni con PJ Harvey: con questo disco Anna si inserisce in un filone a sé, e chissà cosa saprà farci ascoltare in futuro. RECENSIONE
 

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