I 40 migliori dischi del 2014 (#20-40)

I 40 migliori dischi del 2014 (#20-40)

2017-11-08T15:59:52+00:0031 dicembre 2014|

 

Il 2014 è stato un anno pieno di musica fantastica: qui sotto trovate le posizioni dalla 40 alla 20 dei nostri dischi preferiti usciti in questi dodici mesi. Qui invece trovate i primi 19!

E per assicurarsi un anno nuovo accompagnato da tutti i nostri artisti preferiti, non dimenticate di dare un'occhiata al nostro Calendario 2015!

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40. Thurston Moore – The Best Day

Thurston Moore The Best Day

Lasciatosi alle spalle (definitivamente?) i Sonic Youth e i gossip relativi al suo divorzio dalla moglie Kim Gordon, Thurston ha messo su una band con componenti d'eccezione (il fido Steve Shelley alla batteria, Deb Googe dei My Bloody Valentine al basso e il virtuoso inglese James Sedwards alla chitarra) per questa serie di lunghe jam che riportano alla luce il suo lato più free e rumoroso: con la chitarra elettrica o acustica, è difficile che sbagli un disco!

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39. Tv on the Radio – Seeds

Tv on the Radio Seeds

Dopo la perdita traumatica del bassista Gerard Smith, Tunde Adebimpe e compagni proseguono per la loro strada, producendo il loro migliore lavoro dai tempi di Dear Science (2008): una summa del loro sound futuristico, ormai diventato a suo modo un classico per chi ama i suoni curatissimi e l'attitudine sperimentale del produttore e multistrumentista Dave Sitek.

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38. Blonde Redhead – Barragan

Blonde Redhead - Barragan

Non fatevi ingannare dall'orrida copertina: Barragán è l'ennesimo gioiellino dream pop da parte del trio newyorchese, fatto di sonorità rarefatte e maliconiche, ideali per il periodo autunnale. RECENSIONE

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37. Cristina Dona' – Cosi vicini

Cristina Donà Così Vicini

Dopo qualche prova non esaltante e fin troppi ammiccamenti al pop, la migliore cantautrice italiana decide finalmente di rispolverare un po' della classe che l'ha resa famosa tra anni '90 e primi 2000: basterebbe la delicata melodia della title-track per innamorarsi di Così vicini, che ci restituisce un talento assoluto, finalmente convincente sia nelle ballate, sia nei momenti più rock.

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36. A Toys Orchestra – Butterfly Effect

A Toys Orchestra Butterfly Effect

La band campana torna con il suo lavoro più compiuto, nel quale perfezione formale e pienezza di contenuti procedono di pari passo: se fossero inglesi sarebbero sulle copertine di tutte le riviste, teniamoceli stretti!

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35. Mac DeMarco – Salad Days

Mac DeMarco Salad Days

Il cantautore canadese continua a farsi beffe della serietà di tanti colleghi, inanellando una serie di melodie memorabili con la solita attitudine indolente e divertita: le sue frizzanti canzoncine sono quello che ci vuole per iniziare una giornata con il piede giusto, fate la prova!

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34. Flying Lotus – You're Dead!

Flying Lotus You're Dead

A prima vista un concept album sul tema della morte potrebbe non sembrare un'idea così allettante. Ma FlyLo riesce a tenerci incollati a un album che più metafisico non si può, tra ritmi liquidi, accenni jazz sempre più marcati e collaborazioni che pesano, come quella con la giovane star dell'hip hop Kendrick Lamar, Never Catch Me: semplicemente uno dei pezzi dell'anno!

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33. Liars – Mess

Liars Mess

Il trio newyorchese spinge sempre di più sulle sonorità electro anni '80, rilette attraverso la sua visione distorta e allucinata: quello che ne viene fuori è un bel "casino" come da programma, ma che ancora una volta riesce a indicare nuove strade per l'indie rock più sperimentale. RECENSIONE

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32. Morrissey – World Peace is None of Your Business

Morrissey World Peace is none of your business

Il ritorno di Moz è avvenuto in grande stile: tra problemi di salute, date cancellate e le solite dichiarazioni al vetriolo, è riuscito a litigare anche con la sua nuova casa discografica, che ha prontamente ritirato l'album dai negozi dopo poche settimane. Peccato, perché il disco continua sulla scia dell'ottimo Years of Refusal, con i soliti testi arguti e intelligenti, e una varietà di arrangiamenti che tengono lontana ogni traccia di noia: non male per un ultra-cinquantenne al suo decimo album (senza contare gli Smiths)!

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31. Shellac – Dude Incredible

Shellac Dude Incredible

Ogni nuovo disco degli Shellac è sempre un piccolo evento, al di là del valore della proposta musicale: questa volta però Steve Albini e compagni hanno deciso di tornare alle origini, lasciando da parte le ambizioni del precedente Excellent Italian Greyhound per sparare trenta minuti scarsi di brutale math rock. Il risultato è il loro album più conciso e spietato, con una rinnovata indole punk che non sentivamo dai tempi di At Action Park.

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30. Mogwai – Rave Tapes

Mogwai Rave Tapes

Tutti i lavori di questi veterani del post-rock finirebbero su qualsiasi lista di fine anno che si rispetti, ma con Rave Tapes il quintetto scozzese non si è certo seduto sugli allori: con un sound molto più robotico rispetto al passato, e synth che per una volta vanno a mettere in secondo piano le loro imprescindibili chitarre, Stuart Brathwaite e compagni hanno realizzato il loro disco più innovativo dai tempi di Rock Action, che apre nuove prospettive per il loro sound. RECENSIONE

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29. Future Islands – Singles

Future Islands Singles

Cosa rende così speciale questo trio synth-pop di Baltimora? Si potrebbe rispondere il singolo Seasons (Waiting On You), uno dei brani-simbolo dell'anno in ambito indie, ma la verità è che l'entusiasmo contagioso del frontman Samuel T. Herring (immortalato quest'anno durante un'epocale apparizione al Late Show di David Letterman) riesce a trasmettersi anche attraverso lo stereo: i Future Islands sono semplicemente invincibili su Singles, il ritratto di una band che ha finalmente trovato la quadratura del cerchio tra le sue ambizioni anni '80 e un appeal universale adatto ai nostri giorni.

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28. The Pains of Being Pure at Heart – Days of Abandon

Days of Abandon

Kip Berman ha cambiato rotta per il terzo album dei suoi Pains of Being Pure at Heart: se Belong li aveva immortalati ad un passo dall'arena rock sognante degli Smashing Pumpkins, il nuovo lavoro mette da parte le chitarre elettriche e torna alla delicatezza degli esordi, nel segno di un indie pop fatto di melodie cristalline e romanticismo. Cosa dire: noi li preferiamo così!  RECENSIONE

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27. Einstuerzende Neubauten – Lament

Einstuerzende Lament

Blixa Bargeld e compagni non potevano certo tornare con un semplice album a sette anni dall'ultimo Alles Wieder Offen: Lament è uno sconvolgente concept sulla Prima Guerra Mondiale, in grado di mettere nella giusta prospettiva i recenti lavori di band simili (Swans su tutti). Ovviamente non si tratta di un disco per tutti, ma se riuscite ad entrarci in sintonia state pronti per un'esperienza unica.

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26. Damien Jurado – Brothers and Sisters of the Eternal Son

Damien Jurado Brothers and Sisters

Il cantautore di Seattle giunge a compimento della sua eccezionale trilogia realizzata in collaborazione con Richard Swift, con un album che lascia da parte gli elaborati arrangiamenti di Maraqopa per tornare ad un folk più simile a quello degli esordi: quello che è cambiato però è l'ormai completa padronanza dei mezzi espressivi, che gli permette di sperimentare con gusto e senza strafare. RECENSIONE

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25. Cloud Nothings – Here and Nowhere Else

Cloud Nothings Here and Nowhere Else

La cosa più vicina ai Nirvana per i ventenni di oggi: Dylan Baldi e compagni attaccano con un'altra mezz'ora di punk rock fulminante e rumoroso, raffinando il loro approccio in una serie di pop song molto, molto incazzate, che vi ritroverete a canticchiare (o urlare) senza neanche accorgervene.  RECENSIONE

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24. Avi Buffalo – At Best Cuckold

Avi Buffalo At Best Cuckold

Abbiamo aspettato per quattro anni il ritorno del giovane Avi Zahner-Isenberg e questo secondo album non ha certo deluso: melodie pop memorabili che si uniscono ad un approccio sempre più tinto di psichedelia. Mica male per un ventiquattrenne, che chissà cosa sarà in grado di fare in futuro! RECENSIONE

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23. Angel Olsen – Burn Your Fire for No Witness

Angel Olsen Burn Your Fire

In un anno da incorniciare per il cantautorato al femminile (Sharon Van Etten, Marissa Nadler e St. Vincent, solo per citare alcuni nomi), il secondo album di questa 27enne del Missouri rappresenta il legame più forte con gli anni '90: una collezione dolceamara di brani che ricordano la migliore Liz Phair incrociata col folk scheletrico di Vashti Bunyan.

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22. Grouper – Ruins

Grouper Ruins

L'album lo-fi dell'anno: per il suo decimo lavoro a nome Grouper Liz Harris si è volontariamente isolata in una piccolo paese sulla costa portoghese, registrando in completa solitudine otto brani sospesi tra fragile cantautorato e musica ambient, con grilli, rane e pioggia come ospiti speciali. Se volete un disco che vi riconcili con il mondo e vi ricordi che è possibile vivere anche senza internet, computer e smartphone, questo è quello che fa al caso vostro!

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21. Bob Mould – Beauty & Ruin

Bob Mould Beauty & Ruin

Il vecchio Bob continua la sfilza di album incredibili che ci ha regalato negli ultimi tempi: grazie alla sezione ritmica composta da Jason Narducy e Jon Wurster dei Superchunk è facile pensare di essere alle prese con un vecchio album degli Sugar, tra ritornelli killer e chitarre sparate. Il giovane Bob in copertina può essere contento: dai tempi degli Hüsker Dü non è cambiato quasi nulla.

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20. The Hold Steady – Teeth Dreams

The Hold Steady Teeth DreamsDopo il deludente Heaven Is Whenever eravamo pronti a dimenticare gli Hold Steady e il loro bar rock, che sembrava ormai definitivamente fuori luogo se separato dalla cornice dei primi anni 2000. A sorpresa però Craig Finn e compagni sono riusciti a realizzare un album che non solo mette in luce le qualità che li hanno sempre fatti spiccare (cuore, grandi testi e riff assassini), ma segna anche una possibile strada da seguire in futuro, grazie all'introduzione del secondo chitarrista Steve Selvidge. Anche se probabilmente non allargheranno la loro fanbase, non si può che apprezzare la loro coerenza e l'impegno.

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