Indiemood Sessions Vol. 18 – An Harbor

Indiemood Sessions Vol. 18 – An Harbor

2015-06-15T15:10:24+00:0015 Giugno 2015|

 

Questa settimana le nostre Indiemood Sessions hanno come protagonista Federico Pagani, cantautore responsabile del progetto An Harbor e già protagonista di un piccolo exploit di celebrità: come potete vedere nella clip in fondo alla pagina, Federico ha infatti portato la sua voce e la sua chitarra sul palco dell'ultima edizione di X Factor, dove è stato calorosamente accolto dalla giuria e dal pubblico.

Nel video qui sotto, realizzato come al solito da Indiemood Press Office, lo vediamo suonare la sua Like a Demon lungo i canali veneziani, sulla barca restaurata dall'associazione Il Caicio. A seguire trovate anche la nostra intervista, nella quale (tra le altre cose) gli abbiamo chiesto anche cosa l'ha portato a esibirsi sul palco del talent show più famoso d'Italia!

Ciao Federico, iniziamo col parlare del tuo percorso musicale: quando e come è nato il progetto An Harbor? Avevi già delle esperienze musicali alle spalle?

An Harbor nasce un po' per caso. avevo queste canzoni nel cassetto e circa ormai un paio di anni fa quasi per gioco mi è stato chiesto di suonarle dal vivo e praticamente da lì è iniziato tutto. Ammetto che non avevo alcun tipo di aspettativa e anzi per un periodo stavo quasi per smettere di suonare queste cose con questo nome per dedicarmi ad altro. Di certo ti posso dire che "An Harbor" non è un nome d'arte, io sono sempre Federico ed è importante. "An harbor" è semplicemente il nome che ho scelto di dare al “progetto” musicale legato appunto a queste canzoni che ho scritto (e sto continuando a scrivere) in questo ultimo periodo della mia vita. La scelta che sta dietro a questo nome dietro è legata a molteplici motivi e significati diversi e racchiude in una sola parola tante cose a cui sono legato: "An harbor” tradotto letteralmente dall’inglese significa “un porto” e oltre a suggerire l’immaginario del mare che mi ha sempre affascinato fin da bambino, sta anche a descrivere metaforicamente un luogo mentale/emotivo/spirituale in cui sentirsi a casa dopo un certo periodo, bello o brutto che sia stato. ‚Ä®Inoltre “An Harbor” con questa grafia sta a richiamare la città di Ann Arbor, Michigan, che negli anni '60 è stata culla del movimento per i diritti civili, della New Left, del White Panther Party e di diverse band che hanno fatto la storia del rock e che io adoro alla follia e in qualche modo mi hanno cambiato la vita, come MC5 prima di tutti e poi Stooges ecc. Un significato in qualche modo “politico” ma allo stesso tempo anche decisamente romantico. In ogni caso prima di iniziare a fare cose con questo nome, avevo già diversi anni di esperienze molto diverse tra loro. Suono da quando sono ragazzino: ho iniziato nella mia primissima band come cantante e poi sono passato per altri ruoli, suonando diversi strumenti, basso prima, chitarra poi. Ho avuto numerose band, muovendomi tra generi molto lontani tra loro, dalla sperimentazione più estrema e fine a sé stessa al rock più classico, passando per il pop punk ecc ecc. Per essere sempre un po' romantico posso dire che il fuoco della passione per la musica in ogni sua forma è sempre stato vivo ed è una cosa che è andata crescendo sempre di più col tempo. Ora è davvero qualcosa di più grande di me e a questo punto sento di non avere più scelta: per ridere dico sempre che il rock'n'roll mi rovina la vita e allo stesso tempo me la salva ogni giorno.

Ascoltando le tue canzoni emerge subito una forte componente di immediata comunicatività, semplice e diretta. Cosa significa per te fare musica in questo modo?

Molto semplicemente potrei dire che scrivo le mie canzoni prima di tutto con l'istinto, col cuore. Parte tutto da una sensazione che viene a galla da sè, di pancia, che non posso controllare. E' prima di tutto una sorta di sfogo, subito dopo cerco di fare mente locale sulla storia che voglio raccontare, su quale concetto voglio esprimere. A volte sono storie che racconto in terza persona, che nascono da persone e situazioni che osservo attorno a me o che mi colpiscono per qualche motivo, altre volte sono canzoni che parlano di cose mie personali e che ho scritto per esorcizzare certi miei brutti momenti o per “fotografare” quelli belli; molte altre volte ancora mi piace rivolgermi a un “noi”, quasi generazionale, in tono messianico, sicuramente un po' pretenzioso me ne rendo conto. Ultimamente sento sempre meno parlare in prima persona plurale, di un “noi” condiviso, oppure lo sento fare in modo superficiale e sbagliato. Per quanto possa essere ingenuo il mio vuole essere un “noi” di fratellanza e condivisione, uniti per uno stesso scopo importante. Sono comunque concetti semplici perché io sono fatto così, penso di essere una persona molto terra terra, arrivo dalla provincia emiliana e qua è normale essere così. E poi perché credo che certi concetti semplici siano ancora più potenti ed efficaci di tanti discorsi lunghi e cervellotici. A ogni modo come ormai ho detto in diverse occasioni in modo autoironico: scrivo e suono canzoni tutte uguali ma tutte diverse, che parlano delle solite quattro cose che contano per me nella vita, ovvero l'amore, l'odio, il rock’n’roll e non mollare mai.

Una delle tappe che sicuramente avrà segnato la tua esperienza musicale è la partecipazione ad X Factor. Cosa ti ha spinto a metterti in gioco in questo modo?

In realtà, non è stata una decisione partita da me! Mi hanno iscritto due amici un po’ per scherzo e un po’ sul serio e inizialmente ero molto titubante: non pensavo potesse essere una situazione adatta a me ma alla fine ho deciso di stare al gioco ed è andata come avete visto tutti. Inutile dire che non mi sarei mai aspettato una cosa simile…non ero proprio preparato a una reazione così esagerata! Ancora adesso col senno di poi è un'esperienza che mi crea grandi contrasti interiori: da un lato un po' odio che le persone abbiano iniziato a conoscermi attraverso questo canale mediatico, dall'altro però è innegabile quanto mi abbia portato fortuna. In un certo senso mi ha cambiato la vita: tante cose che sono successe negli ultimi mesi sono partite da lì, un po' a effetto domino. Ed è stato stranissimo ad esempio durante l'ultima luna serie di date per l'Italia trovare ogni volta così tante persone sotto al palco, cosi attente e interessate a quello che faccio, con tante domande da farmi e consigli e complimenti. è stato bellissimo poter parlare e conoscere ognuno di loro. Come dico sempre, vorrei poter ringraziare tutti uno ad uno. Penso sia davvero l'esperienza più bella che mi sia capitata grazie alla musica e sicuramente la porterò nel cuore per sempre. E appunto è ancora più pazzesco per me pensare che tutto questo abbia preso il via da una partecipazione a un programma tv!

Prendendo come esempio questa tua esperienza, credi che il panorama indipendente possa avere una sua voce o è condannato a essere inglobato in questi canali di tendenza, diventando così un prodotto sempre più confezionato e poco originale?

Sono sempre più convinto che in Italia stia succedendo qualcosa di molto bello da un po' di tempo a questa parte. Credo sia innegabile che molte band o artisti che arrivano dal giro indipendente stiano piano piano crescendo e mettendo sempre più in discussione questa apparente divisione a compartimenti stagni tra mainstream e indie. In fondo se ci guardi bene ci sono tante realtà indipendenti che ormai vendono più dischi e fanno più sold out ai concerti di tanti artisti convenzionalmente ritenuti mainstream, quelli che una volta venivano visti come i "big" della musica italiana, quelli che ancora oggi hanno l'egemonia delle radio e dei canali "ufficiali". Ma penso che ormai nell'era dei social siano molte altre le vie di accesso e condivisione della musica e sono anche sempre più efficaci e capillari. Quindi penso appunto che il panorama indipendente possa avere seriamente una sua voce forte e autonoma, anzi già ce l'ha, manca solo che le grandi etichette, le major, la grande distribuzione ecc ne prendano atto e si rendano conto che il mondo della musica sta inevitabilmente cambiando.

Quali progetti hai in cantiere per il tuo futuro musicale?

Pochi giorni fa è uscito il mio primo singolo, By the Smokestack, lo potete trovare un po' dappertutto. Anticipa un album che dovrebbe uscire dopo l'estate (incrociamo le dita): come dico sempre sia il singolo che l'album sono molto diversi da quello che la gente si aspetta da me e infatti sento di essermi preso un grosso rischio, ma d'altra parte è una cosa che è venuta nel modo più naturale possibile. Nel frattempo spero di continuare a portare le mie canzoni in giro per l'Italia e chissà magari anche all'estero e in futuro l'idea è di riuscire a mettere in piedi anche un live con una band. Spero di riuscire a fare tutto nel migliore dei modi e non deludere mai le aspettative di chi mi sta seguendo con così tanto affetto.