Mark Lanegan – Imitations (Recensione)

Mark Lanegan – Imitations (Recensione)

2017-11-08T17:15:48+00:0013 novembre 2013|


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Dopo I'll Take Care of You Lanegan compila un altro mini-sommario della canzone d'autore: ma tra scelte di comodo e scommesse poco riuscite non tutto funziona a dovere.

6,5/10


Uscita: 17 settembre 2013
Vagrant Records
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Tributo non è la parola esatta ma è la prima che viene in mente, anche perchè Mark Lanegan non è la prima volta che si lascia andare alla tentazione di rileggere autori che lo hanno influenzato, appassionato, ispirato. Accadeva già nel 1999 con I'll Take Care Of You, quando Mark aveva reinterpretato brani celebri, frutto della sua devozione agli artisti americani che più lo avevano segnato. Oggi nel 2013 quasi come in un dejà vu ritorna il crooner Lanegan con Imitations, con l'unica variante di una maggiore estensione geografica nella scelta dei brani, che affondano le radici anche ad est dell'oceano atlantico.

I picchi massimi dell'intero lavoro, senza ombra di dubbio, sono il brano di apertura Flatlands di Chelsea Wolfe e gli omaggi a Nick Cave e Greg Dulli con Brompton Oratory e Deepest Shade, quasi a dimostrare l'affinità tra le tenebre che avvolgono l'opera di questi artisti e quelle di Mark, da sempre dedito ad esplorare gli aspetti più oscuri dell'esistenza anziché puntare il radar verso l'alto. Sarà la natura di artisti contemporanei di Cave e Dulli, sarà che le canzoni già metafisiche nelle vesti originali qui diventano ancora più godibili, fatto sta che in questi tre pezzi c'è la vera essenza di Imitationse questi da soli valgono il prezzo dell'album.

Riuscita è anche la rilettura di John Cale (I'm Not the Loving Kind) anche se appesantita da troppi orpelli che alla lunga stancano, dato che si ritrovano anche in altre trame dell'album. Quando Lanegan osa di più con Elégie Funèbre si evince la lontananza che l'artista ha da alcuni contesti musicali ed emerge la distanza geografica, complice anche un cantato in lingua francese non troppo felice. Oltre i canoni di Lanegan anche le cover di Andy Williams Solitaire, Lonely Street e Autumn Leaves; se da un lato queste tracce fungono da “guida rapida” del repertorio '50/'70 di Williams, è altrettanto vero che la metabolizzazione risulta meno naturale a causa di rielaborazioni orchestrali e varianti troppo sfarzose. Molto meglio l'arrangiamento minimale di You Only Live Twice di John Barry, brano reso celebre da Nancy Sinatra.

In definitiva Imitations rielabora canzoni di media popolarità che in certi casi rappresentano una scelta di comodo ed in altri un rischio che Lanegan non si cura di correre. Scegliere la strada della complessità e dell'artificio sonoro non sempre paga, prova ne è Mack the Knife, che con un arrangiamento semplice risulta molto più elegante rispetto alle pleonastiche incursioni di archi che fanno capolino in altri episodi di questo disco.

Giunto all'ottava fatica solista Lanegan ci regala quindi un mini sommario su un pezzo di storia della musica, a breve distanza dall'album inedito Black Pudding, dimostrando se non altro che, nonostante sia ormai in fase discendente, è sempre un artista completo, come non se ne vedono troppi in giro neanche tra le nuove leve. Questa è una ragione che da sola spiega perché vale sempre la pena di ascoltarlo; inoltre in questo caso aggiungiamoci pure la possibilità di conoscere artisti che potremmo esserci persi nel corso della nostra formazione musicale, anche se non è esattamente quello che ci aspetteremmo da un disco di Mark Lanegan, oggi.  Per quello resteremo pazientemente in attesa di un nuovo album.