Pinback – Information Retrieved (Recensione)

Pinback – Information Retrieved (Recensione)

2017-11-08T17:15:51+00:0013 ottobre 2012|


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Torna dopo cinque anni di assenza
il gruppo californiano, ma le aspettative sono deluse da un lavoro non all'altezza dei precedenti.

5/10


Uscita: 16 ottobre 2012
Temporary Residence
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Rob Crow e Armistead Burwell Smith IV si sono presi un bel po' di tempo per dare alle stampe il successore del fortunato Autumn of the Seraphs. Era il 2007 e nel frattempo i due hanno portato avanti altri progetti musicali: il sempre prolifico Rob ha sfornato due album solisti (se vi è possibile recuperate quel piccolo gioiellino che é Living Well), mentre il buon Armistead si è riunito con il vecchio compagno di avventure Pall Jenkins per riportare alla luce, dopo 13 anni di buio, i Three Mile Pilot.

Information Retrieved continua sulla falsa riga del precedente lavoro, ma la lontananza dalle scene dei due non sembra aver fatto troppo bene alle loro doti compositive. Questo è sì un album solido, che i due maneggiano da esperti mestieranti della scena indie, ma non certo un lavoro di quei Pinback che hanno scritto pagine storiche di un certo indie-pop americano e non solo. Forse il gruppo ha voluto giocare in modo eccessivo con le proprie conoscenze musicali, infarcendo il disco di riferimenti che ripropongono tutto lo scibile pop degli anni zero, ma è come se si fossero lasciati trasportare troppo, ammiccando in modo neanche troppo velato ad un pop massificato di cui non si sentiva la mancanza.

La freschezza immediata dei precedenti lavori, soprattutto il già citato Autumn of the Seraphs e il bellissimo e inarrivabile Summer in Abaddon, non trova una giusta valvola di sfogo in quest'ultima prova. Non che i due non ci provino, ma i risultati sono ben al di sotto di quello che ci si poteva attendere da due multistrumentisti così capaci e sempre attenti a non cadere nel tranello del già fatto, già sentito, che qui sembrano essere solo dei semplici esecutori privi di quegli slanci brillanti che ci si aspetterebbe da loro.

Peccato perché Proceed to Memory, il primo e miglior pezzo del disco, sembrava riportarci a un passato glorioso, ma andando avanti con l'ascolto il disco si arena e anche una ballata come Drawstring, quando paragonata a canzoni degli ultimi dischi come Fortress e How We Breathe risente della fiacca compositiva del gruppo di San Diego. His Phase strizza un po' troppo l'occhio a un certo pop patinato e anche il piano jazzy di Diminished non riesce a convincere fino in fondo, prendendo in prestito idee qua e là ma non riuscendole ad amalgamare in un solido progetto di scrittura. Nella parte finale del disco troviamo pezzi più marcatamente pinbackiani come True North e Denslow, You Idiot!  che non fanno altro che riportare a galla il rimpianto per quello che i due potrebbero fare se veramente ispirati. Il pezzo di commiato (Sediment) si lascia alle spalle un album troppo debole e scontato, che non sembra nemmeno lontano parente dei suoi predecessori.

Arrivati alla fine di quest'opera non si può non rimanere con l'amaro in bocca e fortemente delusi: è come se i progetti paralleli che hanno visto impegnati Crow e Smith negli ultimi anni abbiano tolto smalto al gruppo che avevamo imparato a conoscere ed apprezzare. Confidando che questo sia solo un mezzo passo falso nella loro carriera speriamo non dovranno trascorrere altri cinque anni per poter ascoltare qualcosa di nuovo dal duo californiano, e, soprattutto, incrociamo le dita sperando in risultati ben diversi.