Sinead O’Connor @ Gran Teatro La Fenice, Venezia – 2 aprile 2013 (Live Report)

Sinead O’Connor @ Gran Teatro La Fenice, Venezia – 2 aprile 2013 (Live Report)

2013-05-06T14:28:28+00:005 maggio 2013|

Sinead O'Connor_The Baldhead Tour-4926

Ok lo ammetto, mi sono innamorato di Sinéad all'epoca delle musicassette, della morte di Kurt Cobain, quand'ero un adolescente pronto a mollare tutto per qualunque cosa suonasse vera in questo mondo di ladri, o perlomeno avesse gli anfibi e gli occhi da cerbiatto. Avrebbe potuto cantare di tutto con quell'aria da Giovanna D'Arco. Avrebbe potuto farsi suora, cercare mariti online o fare un disco reggae, come poi puntualmente ha fatto… Niente poteva cancellare la lacrima nel video di Nothing Compares 2 U, o il suo sguardo fiero al concerto di Dylan, di fronte alla folla inferocita. Dovevo incontrarla, confessarle il mio amore.

Alla prima data italiana del Crazy Baldhead Tour sale sul palco vestita di nero, scalza, rasata. E magra. Sì, non sembra più colma di psicofarmaci. Al collo ha una croce d'oro enorme, e una chitarra elettrica, che la fanno apparire ancora più minuta. Ai piedi mezza dozzina di fogli con su scritto BREATHE, molte volte, e LION OF JUDAH. "Sorry I can't speak Italian" dice, superveloce, e comincia a cantare.

La canzone é Queen of Denmark di John Grant. Una strofa sottovoce, spietata, all'improvviso entra la band. E spacca! Due chitarre, basso, tastiere, e alla batteria il poderoso John Reynolds, ex-marito, produttore di quasi tutti i suoi dischi, compreso l'ultimo How About I Be Me (And You Be You)?, dal quale vengono quasi tutte le prime canzoni eseguite durante il concerto. Dal vivo mi prende più di quando l'ho ascoltato in CD: 4th and Vine ha più allegria di qualunque cosa abbia scritto, Reason With Me é confidenziale e disarmata, Back Where You Belong struggente. Arrangiamenti così variopinti e tanta forza vitale non c'erano dai tempi di The Lion and the Cobra.

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Proprio da lì viene Jackie e il pubblico esulta. Il lamento della banshee è sostenuto dalla chitarra punk, a sorpresa entra anche la batteria e John picchia che è una meraviglia. L'atmosfera si fa ancora più visionaria con l'incazzatissima Take Off Your Shoes, in cui lo Spirito Santo in persona scende ad accusare il Vaticano: "Sette volte chiamo il sangue di Gesù su di voi e su ogni fottuta cosa che fate, toglietevi le scarpe, siete su terreno consacrato". Suora? le manca solo una mitragliatrice

Fazzoletti e lacrime per Nothing Compares 2 U e Three Babies. Niente da fare, questa ex-fanciulla ha ancora qualcosa di speciale: carattere, verve, ispirazione? (no, lei direbbe Spirito). Rimane da sola e canta I Am Stretched On Your Grave, con acrobazie degne di un gospel. Nelle poltrone siamo sciolti per bene e le canzoni che seguono non fanno che rinnovare l'emozione: Thank You For Hearing Me e l'epica tragedia familiare Fire On Babylon portano il sound su territori elettronici. Pura commozione per In This Heart, con le voci della band a cappella che rimbalzano contro le pareti del teatro mentre nessuno osa respirare.

The Wolf Is Getting Married, il nuovo singolo, chiude con grandi schitarrate il set insieme alla classica This Is The Last Day Of Our Acquaintance (chissà che effetto farà a John sentirsi cantare ad ogni concerto la canzone che parla del loro divorzio…). La band esce, Sinéad esce, poi torna da sola.

Su un bordone di tastiera intona VIP, una requisitoria che farà fischiare le orecchie a qualche suo connazionale. Sinéad scrive testi semplici come il tema di un bambino, che bruciano vivi: "Cos'é un VIP? A chi diamo speranza mentre camminiamo sul tappeto rosso o ci facciamo fotografare col Papa? Pensate che saremo in cima alla lista degli ospiti quando saremo al cancello? Non ci saranno trucco, borse di Vuitton e scarpe di Manolo lì davanti".

Infine annuncia: "This is my all-times-favourite song I wrote". E finalmente fa 33, un pezzo di quello che oggi mi sembra il suo disco più riuscito, Theology. Un salmo sottovoce, che esprime il suo proposito più alto: "Liberare Dio", come dice in tutte le interviste, "dalla religione".

Fuori mi metto fra una ventina di inossidabili con le macchine fotografiche. Sinéad esce, cappotto nero e cappuccio, firma due autografi e scappa via. Potrei tornare a casa, mi dico, sono cresciuto no? E poi i fan, ammettilo, fanno pure un po' pena. Ma certe cose vanno fatte. Glielo devo, a quell'adolescente.

Mi faccio assumere come facchino e il giorno dopo l'accompagno in taxi, con armi, bagagli, ex mariti, in aeroporto. Prima di superare il check-in Sinéad mi ringrazia e mi dà un bacio. Oh.

Sinead O'Connor Venezia

Si ringrazia Alessandra Freguja per le foto