The Evens – The Odds (Recensione)

The Evens – The Odds (Recensione)

2017-11-08T17:15:50+00:006 dicembre 2012|

 

The Evens - The Odds
Dopo sei anni di pausa tornano l'ex Fugazi Ian MacKaye e la sua compagna Amy Farina: la classe e' quella di sempre, ma il disco non convince come i precedenti.

6,5/10


Uscita: 20 novembre 2012
Dischord Records
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Nei sei anni trascorsi dall’uscita di Get Evens, è cambiato tutto per gli Evens, sia nelle loro vite personali, sia per quanto riguarda la cornice socio-politica: se è vero che l’ultimo album era un attacco a testa bassa contro George W. Bush e l’idiozia conservatrice che in quegli anni dominava gli Stati Uniti, nella stessa cornice di tempo Ian MacKaye e Amy Farina hanno trovato il tempo per chiudere tre anni di un lungo tour, fare un figlio e staccare completamente dalla musica, diventando genitori full time.

Come si riparte dopo un intervallo di tempo così lungo? La risposta arriva semplice e diretta con il primo brano di questo nuovo The Odds, King of Kings: si riparte da dove ci si era lasciati, tra voci intrecciate e la solita scarna base di batteria e chitarra, mostrando orgogliosamente i segni del passaggio del tempo (il piccolo Carmine, che appare in copertina). Una scelta prevedibile, dal momento che non ci aspettava certo un cambiamento di rotta da MacKaye dopo tanti anni di onorata carriera, ma che può anche essere un’arma a doppio taglio: se infatti i fan accoglieranno con vera gioia le armonie di King of Kings, così come lo strappo violento Wanted Criminals, guidato dall’inconfondibile urlo che fu dei Fugazi, il rischio di adagiarsi su una formula sostanzialmente identica è dietro l'angolo.

Il duo continua a raffinare il suo stile minimalista, che ancora oggi non ha imitatori, ma rispetto all'inarrivabile album d'esordio quello che sembra mancare questa volta è la capacità di rendere veramente evocativi molti di questi 13 bozzetti, che alternano pianissimo e fortissimo come se fossero gli unici registri possibili. C’è però spazio anche per alcune eccezioni: le atmosfere notturne di I Do Myself, che mettono in mostra l’intesa vocale praticamente perfetta tra i due; oppure la quantità praticamente infinita di variazioni nelle interazioni tra chitarra e batteria, che diventa particolarmente evidente nei due brani insolitamente lunghi (si fa per dire, diciamo che superano i 4 minuti) Sooner or Later e Wonder Why. In questa parte centrale il disco sembra aprirsi e respirare, lasciando spazio ad una jam strumentale che sembra creata apposta per mettere in evidenza la versatilità della batterista; più avanti invece menzione d’onore per il ritmo quasi bossa nova di Competing with the Till, che introduce un elemento ritmico diverso e svolge un po’ la funzione che occupavano gli strumentali all’interno degli album storici dei Fugazi.

Peccato però che da metà scaletta in poi il disco sembri perdere smalto: non basta la bella prova solista della Farina su Broken Finger, né l'energia che comunque riveste Architects Sleep e This Other Thing per far spiccare questi brani all'interno di un catalogo che inizia ormai ad essere affollato. Solo con la ballata Let's Get Well, volontariamente piazzata a fine album, i due azzeccano un ritornello memorabile, cantando all'unisono la più bella melodia del disco, finalmente capace di colpire al cuore.

In definitiva, forse ci si poteva aspettare di più da questo ritorno, specialmente considerando il passato di entrambi, e la formula unica messa a punto nei primi due dischi: non avrebbe guastato rischiare maggiormente, così come forse si potevano togliere un paio di brani superflui. Questo è particolarmente evidente sul finale, che è affidato ad una versione canticchiata del brano di apertura (KOK) piacevole ma che non aggiunge nulla all’originale, e chiude il disco su una nota di incompiutezza.

Il brano diventa così una metafora dell’intero disco: nonostante tutti gli elementi dei dischi precedenti siano al loro posto, The Odds non riesce a trovare nuove strade espressive per il duo di Washington D.C., che si ritrova così, dopo 40 minuti di peregrinazioni musicali, al punto di partenza.