The Mountain Goats – Transcendental Youth (Recensione)

The Mountain Goats – Transcendental Youth (Recensione)

2017-11-08T17:15:30+00:0018 settembre 2012|


The-Mountain-Goats-Transcendental-Youth
Torna John Darnielle con il suo
solito campionario di outsider:
satanisti, tossicodipendenti e malati
mentali. Ma se le tematiche sono
note, non mancano le sorprese negli arrangiamenti.

7/10


Uscita: 2 ottobre 2012
Merge Records

 

Un giorno celebreremo John Darnielle come uno dei più grandi scrittori di canzoni della nostra epoca. Il leader dei Mountain Goats ha costruito in vent’anni di attività un catalogo assolutamente impressionante, che si segnala per la forza dei testi iper-letterari e per l’economia sonora dei suoi brani, ai quali spesso bastano pochi scarni accordi di pianoforte o chitarra per arrivare al cuore dell'ascoltatore. Quello che ancora manca però, è un album in grado di riassumere in maniera esaustiva i punti di forza della sua scrittura: nonostante dischi come The Sunset Tree o Get Lonely siano giustamente celebrati come i suoi capolavori, l’opera di Darnielle continua a godersi meglio come un immaginario mixtape, nel quale le 2-3 gemme che compone per ogni album vengono raccolte e separate dal materiale buono ma non eccezionale che riempie i suoi dischi. Lo stesso si può dire per questo Transcendental Youth, quarto album uscito in cinque anni, che arriva a soli 18 mesi dal precendente All Eternals Deck.

Dal punto di vista dei testi, l’album sembra rientrare completamente nel solco dei temi preferiti dal suo autore: come in We Shall All Be Healed, Darnielle ha scritto dodici vignette su personaggi borderline (tossicodipendenti, malati mentali, satanisti), sfruttando la sua eccezionale capacità di farci empatizzare con le loro vite (e i loro inquietanti pensieri). Le novità rispetto ai dischi precedenti sono perciò principalmente musicali: il singolo Cry for Judas introduce per la prima volta un’allegra sezione fiati, che sembra dare una marcia in più al classico suono acustico della band; la stessa fa capolino in maniera più sommessa (e meno convincente) in un paio di brani (la lenta ballata White Cedar e il jazz sommesso di Transcendental Youth), mentre altrove (come nel penultimo album The Life of The World to Come), sono i brani guidati dal pianoforte ad emozionare. Lakeside View Apartments Suite si segnala da subito come pezzo più convincente, una struggente ballata per piano, basso e batteria, che racconta la vita di un gruppo di eroinomani, tra fiera rivendicazione del loro status di outsider  (“You can’t judge us, you’re not the judge”) e piccoli particolari che svelano lo sfacelo dell’ambiente in cui vivono. Gli altri due capolavori sono la spumeggiante The Diaz Brothers e, soprattutto, In Memory of Satan: tra tutti i personaggi sopra le righe che affollano il disco, questo ritratto di un satanista recluso in casa, costretto ad uscire di malavoglia solo per cercare ossa in un cimitero per i suoi rituali, non si dimentica facilmente.

Gli altri brani sono tutte esplorazioni sui medesimi temi di isolamento e anticonformismo: dal musicista ossessionato dall’immortalità di Harlem Roulette al personaggio che si rifugia nei boschi in Until I Am Whole, fino ai gangster di Counterfeit Florida Plates. Dal punto di vista musicale, certi brani convincono meno di altri: è il caso delle atmosfere pesanti di Until I Am Whole e Night Light, che affossano la parte centrale del disco. Va molto meglio quando la batteria dell’ex Superchunk Jon Wurster guida il ritmo nei brani più veloci (Harlem Roulette, Counterfeit Florida Plates), che forniscono un bel contrappunto alle tematiche non esattamente allegre esplorate nei testi.

A questo punto della sua carriera è facile criticare Darnielle per essersi costruito una nicchia (tematica e musicale) della quale ormai conosce qualsiasi angolo, senza un evidente interesse a scoprire nuovi territori come autore di canzoni. Ma pochi musicisti contemporanei sono in  grado di scrivere uno struggente inno all’anticonformismo come Amy aka Spent Gladiator 2 (“Do every stupid thing that makes you feel alive”), senza aver paura di venire ridicolizzati come idealisti.

Dopo la scomparsa di Elliott Smith, John Darnielle rimane l’unico cantautore in grado di far sentire la voce degli emarginati (più o meno volontari) del mondo occidentale, e quando canta “I hide in my corner because I like my corner” sai per certo che non sta parlando solo di un personaggio in una canzone. Per sua (e nostra) fortuna, è grazie a dischi come Transcendental Youth che il numero di persone disposte a seguirlo in quell'angolo continua ad aumentare.