The Notwist – Close to the Glass (Recensione)

The Notwist – Close to the Glass (Recensione)

2017-11-08T17:15:47+00:0010 marzo 2014|


Notwist - Close to the Glass
Tra conferme e interessanti sperimentazioni, la band tedesca riesce finalmente a scrollarsi di dosso il pesante fardello di Neon Golden.

7/10


Uscita: 24 febbraio 2014
City Slang Records
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Era l'inverno del 2002 quando sentimmo i Notwist intonare per la prima volta il celeberrimo ritornello 'Leave me paralyzed, love…leave me hypnotised, love' nella canzone Consequence, brano di chiusura del loro album più amato Neon Golden. Un lavoro che oggi possiamo definire fondamentale per la nascita di quel genere etichettato con il frivolo appellativo di indietronica, che l'anno seguente vide uscire altri capolavori come Give Up dei Postal Service, Haha Sound dei Broadcast e The Violet Hour dei Clientele; tutti titoli che con l'album dei Notwist hanno certamente molto a che fare, sia per quanto riguarda lo stile musicale, sia per la gamma di emozioni che riescono ad evocare.

Oggi, dodici anni dopo, esplorando Close To The Glass, il nuovo lavoro che segna l'esordio della band tedesca su Sub Pop Records (anche se in Europa è distribuito dalla teutonica City Slang), mi sono tornati in mente ricordi da troppo tempo archiviati, legati ai numerosi ed appassionati ascolti che, al tempo, dedicai a quell'album così importante. Una piacevole nostalgia si irradia pian piano tra i miei pensieri: in un primo momento ho l'impressione che in tutti questi anni non sia cambiato nulla, o almeno non per i Notwist, e che Close To The Glass sia l'ennesima variante modernizzata di Neon Golden, (un po' come l'album del 2008 The Devil, You + Me che introduceva ben poco di nuovo rispetto al passato), ma poi, qualche giorno e qualche ascolto dopo, mi rendo conto di quanto la mia prima opinione possa essere stata un tantino affrettata.

All'interno di quest'album infatti, convivono tracce familiari e tracce estranee, che quasi non si direbbero appartenere alla band dei fratelli Acher, ma che questi riescono in qualche modo a fare proprie. L'iniziale Signals nella sua intrigante ed inquieta ripetitività, attinge dal consolidato passato, ma introduce anche qualche interessante sperimentazione; l'ottima Casino con il suo malinconico charme non stonerebbe affatto in uno dei precedenti album e così pure la sonnolenta From One Wrong Place To The Next, una specie di ninna nanna sintetica che sembra partorita dal chip emozionale di un androide.

Rarità per la band tedesca sono invece la fiabesca quasi-dancefloor hit Kong e l'ancor più sorprendente Seven Hour Drive, completamente sommersa da innegabili echi di shoegaze mybloodyvalentiniano alla Isn't Anything. Disintegrare definitivamente le mie difese é infine compito della penultima traccia Lineri, una maestosa spirale spaziotemporale di quasi 9 minuti, in grado di aprire un varco sul passato dal quale sono quasi certo di sentir suonare di nuovo i buoni vecchi Labradford degli anni d'oro. Una sensazione surreale ma deliziosa, soprattutto quando proviene da un gruppo così lontano dall'etereo post-rock della band della Virginia.

Insomma, nonostante Neon Golden rimanga ineguagliato sul suo piedistallo, forte della sua perfezione stilistica, con quest'ultimo lavoro i Notwist sembrano finalmente riuscire a donare nuova linfa alla loro musica, uscendo dall'orticello che hanno coltivato fin dai tempi di Shrink e facendoci così intravedere i primi promettenti germogli del loro nuovo corso musicale.