Vampire Weekend – Modern Vampires of the City (Recensione)

Vampire Weekend – Modern Vampires of the City (Recensione)

2017-11-08T17:15:48+00:0013 luglio 2013|


Vampire Weekend - Modern Vampires of the City
Al loro terzo album i quattro vampiri newyorchesi affrontano l'eta' adulta e le responsabilita': piu' che "moderni" sono sempre piu' "maturi"!

8/10


Uscita: 14 maggio 2013
XL Recordings
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Dopo tre anni di pausa, i Vampire Weekend sono finalmente tornati con un nuovo album: Modern Vampires of the City. E che ritorno! Dimenticatevi le chitarrine ukuleleggianti di A–Punk e le sonorità da giorni di scuola: Ezra Koenig e soci sono cresciuti in grande stile, entrando effettivamente nel mondo degli adulti e delle responsabilità. Alla terza prova il quartetto newyorchese punta tutto su sonorità molto elettroniche, ma comunque piuttosto semplici, in 12 canzoni che rispettano lo stile della band, con testi che mettono in luce un percorso intellettuale inedito, tra temi sociali, fede e mortalità.

L’album, prodotto da Rostam Batmanglij e Ariel Rechtshaid, è stato registrato tra il 2011 e il 2013 nei Vox Recording Studios di Hollywood e negli Slow Death Studios di New York City. Modern Vampires of the City è un album che difficilmente esce dalla testa, anche se alcune canzoni possono effettivamente passare inosservate ad un primo ascolto: la piacevole Obvious Bicycle, che apre il disco, viene presto offuscata da alcuni brani che diventano presto un'ossessione per l'ascoltatore. È il caso di Diane Young, il cui ritornello martella allegramente la testa fin dal primo ascolto, tanto che non si riesce a non cantarla! Si dice che questa Diane Young sia una ragazza realmente esistita con cui un membro della band ha avuto una relazione. Nella realtà, nulla è certo: solo il ritmo terribilmente orecchiabile e il gioco di parole tra “Diane Young” e “Dying young” (che riprende scherzosamente il filo conduttore dell’album: la mortalità).

Ma i Vampire Weekend non si fermano qui: Worship You, traccia numero 9 dell’album, in quanto a ritmo è una vera e propria cavalcata. Il testo, uno scioglilingua difficile da capire e simile ai salmi ebraici, si confronta con tematiche finalmente mature: la canzone tratta dell’egemonia mondiale e della politica estera degli Stati Uniti, ai quali viene rivolta la polemica venerazione della band, che ne richiede l’intervento in terra straniera per poter guidare nuovi popoli. La lama dell’ironia è effettivamente una delle più efficaci, specie se associata ad un brano così travolgente.

Tuttavia l'album non vive solo di ritmi incalzanti: altrove nel disco troviamo anche altri brani più tranquilli, che permettono di fantasticare parecchio. È il caso di Hudson che, ascoltata ad occhi chiusi, ci fa immergere nell'ambiente post bellico descritto dal testo. Estremamente triste, estremamente realistico, estremamente efficace. Anche Everlasting Arms presenta sonorità più rilassate e focalizza l’attenzione sul testo, il cui significato ha suscitato molti dibattiti online: l’interpretazione che va per la maggiore è quella religiosa, dal momento che Koenig sembra rivolgersi a Dio, dicendo di essere nato per vivere senza di lui e di non riuscire a capire la necessità degli uomini di sentire la sua presenza. Le “everlasting arms” in questo caso sono le braccia del Creatore, di cui molti uomini che credono sentono il bisogno.

Sempre a tema religioso è anche Finger Back, traccia numero 8, che affronta le differenze culturali: la canzone parla di una storia vera, con protagonista la coinquilina di un amico di Ezra Koenig. La ragazza, un’ebrea ortodossa, si era innamorata di un ragazzo arabo ed è stata costretta ad affrontare tutti i pregiudizi e le difficoltà impostele dalla sua famiglia. Questo tema così attuale è accompagnato da un ritmo estremamente serrato e allegro, che mette in luce ancora una volta qual è la vera forza dei Vampire Weekend: la canzone diventa orecchiabile e impossibile da dimenticare, speriamo che sia così anche per il messaggio che condanna l’intolleranza culturale!

Modern Vampires of the City si chiude con Young Lion. Anche qui sono molteplici le interpretazioni: il testo, scritto da Batmanglij, ripete “You take your time, young lion”, frase che a quanto pare un vecchio rasta disse a Koenig mentre stava passeggiando per strada. Coincidenza o no, il leone è anche la mascotte della Columbia University, l'università che i quattro vampiri newyorchesi hanno ormai abbandonato. Come a dire: il leone ha fatto la sua storia, ora è tempo di andare avanti.

Sono numerosi gli eventi che segnano la vita delle persone, quello che si chiama "crescere" o "diventare grandi". Modern Vampires of the City è un po’ il rito di passaggio dei Vampire Weekend: l'album con il quale mostrano di essere diventati adulti, abbandonando per sempre i banchi di scuola e l’adolescenza. Le quattro matricole della Columbia University sono diventate responsabili, talmente responsabili da produrre un lavoro molto buono come questo, che mantiene il piglio orecchiabile della loro musica, ma allo stesso tempo vi aggiunge una patina più riflessiva. Se questo piacerà ai fan, che hanno sempre adorato la loro scanzonatezza, è tutto da vedere: per ora Ezra Koenig e compagni hanno dimostrato di avere più a cuore la propria crescita artistica che la soddisfazione immediata del loro pubblico più superficiale. E questo, per un gruppo allevato a forza di blog e hype, non può che essere una buona notizia.