Washed Out – Paracosm (Recensione)

Washed Out – Paracosm (Recensione)

2017-11-08T17:15:48+00:004 ottobre 2013|


Washed Out Paracosm
Al secondo lavoro Ernest Greene realizza l'album "estivo" per eccellenza: c'e' meno maliconia rispetto all'esordio, ma che effetto ci fa ascoltarlo in autunno?

7/10


Uscita: 13 agosto 2013
Sub Pop Records
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Estate. Mare, bagni lunghi un'ora e passeggiate in mezzo agli alberi, profumo di fiori in lontananza e gite in bicicletta. Ovviamente il sole che mi benedice sempre dall'alto. Ci sono chilometri di cielo blu sopra di me: sento gli uccelli cantare e poi le note di uno xilofono. Fa caldo, caldissimo, forse senza nemmeno accorgermene sono finita ai tropici. Poi all'improvviso arriva l'arpa e una voce languida che mi sussurra: It All Feels Right.

E' così che inizia Paracosm, che segue di due anni il fortunato e splendido Within And Without, e quella che sento è la voce pigra di Ernest Greene, mente e cuore dei Washed Out. La doppietta che apre l'album funziona a meraviglia: mentre me ne sto distesa in riva al mare o in giardino è proprio così che mi sento, la mente è libera da pensieri e preoccupazioni e tutto va bene, ascoltare questo disco è la cosa giusta da fare. Arpe celestiali e drum machine, chitarre acustiche e batterie elettroniche, tastiere distorte al massimo e xilofoni, uccelli, voci di bimbi che giocano lontano. Fa troppo caldo per fare qualsiasi cosa, ma va bene così, lo stesso Greene lo ripete nei ritornelli: slow down. Perchè mentre si ascolta questa manciata di brani tutto sembra rallentare e fluttuare nell'aria e ogni cosa risplende di quella luce magica che hanno solo certi pomeriggi estivi, quando il sole sta per tramontare. 

Greene ha utilizzato ben cinquanta diversi strumenti per registrare Paracosm, che si fondono perfettamente per creare un unico flusso musicale avvolgente e nostalgico. Se nel disco di debutto l'atmosfera, nettamente più malinconica, era affidata soprattutto a strumenti elettronici e synth, Paracosm dimostra invece una netta predilezione per la strumentazione analogica e vintage, che lascia da parte il puro chill-wave degli esordi e fa sconfinare il disco in una sorta di dream-pop. Synth e drum machine però non scompaiono del tutto: si è trascinati così in un mondo meraviglioso eppure vagamente nostalgico, un giardino verdissimo e lussureggiante dove tutto è ricoperto di goccioline d'acqua.

Ma il sogno improvvisamente si spezza: l'estate ormai è andata, e provate un po' ad ascoltare Paracosm in queste sere di inizio autunno, con il sole che è già tramontato da un po'; quella sensazione di meraviglia tropicale, il dolce tepore, lascia il posto a una struggente malinconia per l'estate ormai perduta, per passeggiate nei boschi già lontane. D'altronde, non è un caso se questo disco è uscito il 13 agosto, proprio al culmine dell'estate, e se ogni cosa, dalla copertina allo splendido videoclip del primo singolo It All Feels Right, mette in primo piano fiori dai colori sgargianti. Il potere dell'album è destinato ad affievolirsi notevolmente in autunno: il mondo caldo e lento raccontato dall'electro-pop di brani come Don't Give Up tende inevitabilmente a sbiadire.

Così ora la lenta melodia di Weightless, ricca di tastiere distorte, diventa malinconica e le parole di Greene che invitano a dimenticare il dolore e ricominciare da capo non sembrano più funzionare come prima. Il pop spensierato e gioioso di All I Know e l'ottimismo sognante affidato a synth e batterie ipnotizzanti della title-track ("even though we're far apart, we've come so close") finiscono per essere ridondanti e alla lunga stancano. Insomma, non ci crediamo più.

Questa sensazione ci costringe purtroppo ad una valutazione più generale sul disco: qual è il valore reale di un album che riesce a conquistare completamente l'ascoltatore per tre mesi all'anno, e poi lo abbandona appena le temperature si abbassano? Non so se esistano dischi prettamente stagionali, ma sicuramente senza il languore e l'afa estiva il secondo lavoro dei Washed Out perde gran parte della sua bellezza. Con l'arrivo dell'autunno i fiori di Paracosm ingialliscono, e ascoltare i suoi brani è un po' come guardare nostalgici le foto delle vacanze.