El Perro del Mar – Pale Fire (Recensione)

El Perro del Mar – Pale Fire (Recensione)

2017-11-08T17:15:50+00:0014 novembre 2012|


El Perro del Mar-Pale Fire
A tre anni da Love Is Not Pop Sarah Assbring continua la sua metamorfosi elettronica. Questa volta pero' la miscela di tristezza e fiducia non convince del tutto.

6,5/10


Uscita: 12 novembre 2012
Memphis Industries
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Che qualcosa stesse cambiando Sarah Assbring ce l'aveva già fatto capire con il suo ultimo disco Love Is Not Pop, uscito nel 2009. I ritornelli spensierati anni '60 di Look! It's El Perro del Mar e le atmosfere sognanti di From the Valley to the Stars avevano lasciato spazio a brani più ritmati e arrangiamenti più curati, insieme ai primi remix.

Qualche settimana fa il primo singolo estratto dall'album ha confermato i nostri sospetti: Walk On By è un vero e proprio richiamo a certa dance/house di qualche decennio fa, e si discosta molto dai lavori precedenti. Ma scordatevi un dancefloor pieno di luci sfavillanti: nonostante il groove, il brano non invita a balli sfrenati, dal momento che la voce eterea di Sarah crea infatti fin dall'inizio l'atmosfera un po' algida e disillusa che conosciamo bene, seducendo l'ascoltatore con versi profondi mentre riflette scoraggiata sui vantaggi della solitudine. "Solitude my best friend, my trust for you will never let me down. Tell me I’ll be better off not wondering why it lifts my head up and I walk on by", canta Sarah, come aveva fatto l'altra svedese Lykke Li un anno fa inneggiando alla tristezza: "Sadness is my boyfriend" cantava in Sadness is a Blessing.

Walk On By anticipa a grandi linee l'atmosfera dell'intero Pale Fire: la prima impressione che dà l'ascolto del disco è infatti che Sarah ci abbia preso gusto con l'uso di tastiere e campionamenti; i suoi arpeggi sono stati sostituiti dai synth e da continui beats che strizzano l'occhio agli anni '90 riuscendo però comunque a risutlare molto attuali. E' un album dance e molto poco pop, costruito su loop e ritmi incalzanti, tra i quali la voce della Assbring emerge cristallina, creando una strana dissonanza che impreziosisce tutti i brani. Il pop scintillante e le melodie retrò dei dischi precedenti hanno lasciato il posto a un mash-up di suoni elettrici, chillwave e dub, eppure niente è meno adatto di questi brani per scatenarsi in pista. La voce di Sarah sembra provenire da lontano, forse da un posto fuori dalla realtà; il suo canto sempre malinconico appare in questo disco ancora più disincantato: bisogna scavare a fondo sotto la superficie dance per trovare il suo cuore gelido ma pulsante.

La cantautrice ha dichiarato che il disco è nato proprio dalla consapevolezza di vivere in un mondo disilluso, che cade a pezzi e sembra non avere più ragioni per credere in niente. Eppure c'è qualcosa in lontananza, una luce tremolante all'orizzonte che illumina debolmente l'oscurità: è un fuoco pallido, la promessa di qualcosa che arriverà se solo si ha abbastanza fiducia.

Il fuoco pallido del titolo è disseminato qui e lì in tutti i brani dell'album, ben nascosto: lo troviamo nella canzone che dà il nome al disco, uno dei momenti più spensierati, lì tra la note del corno e la voce di Sarah che emerge dalla rete di campionamenti; così come nelle percussioni quasi tribali del secondo singolo Hold Off the Dawn, in cui viene invocato l'amore come salvezza. Che sia proprio l'amore, unico riparo dall'incertezza di quello che accadrà, quel fuoco pallido che ci difende dalla luce accecante del giorno appare evidente in I Was A Boy, certo il brano più toccante del disco, in cui il synth crea un'atmosfera incantata e fuori dal tempo, mentre Sarah ripete come un mantra "I was my own before you came".

Il continuo scontro tra tristezza desolata e fiducia, presente in tutti i lavori di El Perro del Mar emerge con più insistenza in questo suo ultimo disco, e la stessa Sarah sembra più intenzionata che mai a trovare una speranza nel futuro incerto. Se musicalmente questa ricerca si traduce nella felice sperimentazione di più generi e nell'apertura a nuovi orizzonti, l'intero album sembra però rimanere avvolto in un velo di oscurità che fa solo intravedere la luce tremolante del titolo, ancora troppo lontana da raggiungere. L'inquietudine che ne deriva fa perdere al disco l'incanto degli album precedenti, senza riuscire a mantenere le felici promesse di liberazione espresse nei primi due singoli. Così per gli amanti del suo suono delicato e malinconico l'unica consolazione resta la voce di Sarah: solo il candore immutato delle sue melodie sembra in grado di farci apprezzare questi bagliori di luce in lontananza, così lontani e così vicini come ogni miraggio che si rispetti.