10 dischi fondamentali per conoscere l'indie pop

Giorgio Bonomi

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Dai primi suoni jangle degli anni '80 alla scena contemporanea: dieci album per scoprire la storia, le diverse anime e l'evoluzione dell'indie pop.

L'indie pop nasce dall'incontro tra l'attitudine indipendente del punk e una concezione della musica pop più melodica, personale e lontana dalle logiche dell'industria discografica. Chitarre scintillanti, melodie immediate, arrangiamenti spesso essenziali e un'estetica DIY sono alcuni degli elementi che hanno contribuito a definirne il linguaggio.

Le sue radici affondano soprattutto nella scena britannica dei primi anni '80, con gruppi come Orange Juice, The Pastels e Television Personalities, e con etichette indipendenti come Postcard Records e Rough Trade. Nel 1986 la compilation C86, pubblicata dalla rivista NME, riunisce alcune delle nuove band della scena underground britannica e contribuisce a dare un nome e una riconoscibilità a quella particolare sensibilità fatta di chitarre jangly, melodie pop e spirito DIY.

L'anno successivo nasce Sarah Records, destinata a diventare una delle etichette più importanti nella storia dell'indie pop, con gruppi come The Field Mice, Heavenly, The Orchids e Blueboy. La sua storia dimostra anche quanto il genere sia stato legato non soltanto alla musica, ma a un'intera cultura fatta di piccoli negozi di dischi, fanzine, singoli in vinile e circuiti indipendenti.

Ma l'indie pop non è rimasto confinato alla Gran Bretagna. Negli Stati Uniti, band come Beat Happening hanno sviluppato una versione ancora più minimale e DIY, mentre negli anni '90 gruppi come Belle and Sebastian hanno portato il genere verso una forma più sofisticata e orchestrata, finalmente accessibile anche a un grande pubblico

Abbiamo scelto 10 dischi fondamentali per conoscere l'indie pop, cercando di seguire proprio questa evoluzione: dalle radici post-punk e jangle degli anni '80 alla stagione C86 e Sarah Records, fino alla sua trasformazione negli anni '90 e alla sua influenza sulla musica indipendente contemporanea.

1. Orange Juice – You Can't Hide Your Love Forever (1982)

Orange Juice – You Can't Hide Your Love Forever

Per trovare le radici dell'indie pop bisogna partire da Glasgow.

Gli Orange Juice di Edwyn Collins arrivano dalla scena post-punk scozzese, ma prendono le chitarre nervose e l'attitudine indipendente del periodo e le trasformano in qualcosa di molto più melodico e solare. Funk, soul, jangle pop e post-punk convivono in canzoni leggere solo in apparenza.

È uno dei dischi che aiutano a capire il passaggio dal post-punk all'indie pop vero e proprio.

2. The Pastels – Up for a Bit with The Pastels (1987)

I Pastels rappresentano perfettamente lo spirito più artigianale e anticonvenzionale dell'indie pop britannico degli anni '80.

Il loro debutto è fatto di chitarre jangly, melodie semplici, voci volutamente imperfette e un'estetica che mette l'immediatezza davanti alla tecnica. È musica costruita attorno alla convinzione che non serva essere virtuosi per scrivere una grande canzone pop.

I Pastels furono inoltre tra i gruppi più importanti della scena scozzese che ruotava attorno alla cultura delle etichette indipendenti e alle nuove forme di pop chitarristico.

3. Beat Happening – Jamboree (1988)

Ma l'indie pop non è soltanto scozzese

Negli Stati Uniti, i Beat Happening sviluppano un approccio ancora più minimale e DIY, nel quale le imperfezioni diventano parte integrante del fascino delle canzoni. Jamboree è fatto di chitarre semplicissime, ritmi elementari, voci naïf e melodie irresistibili.

È un disco fondamentale per capire che per suonare indie pop non serve saper suonare o cantare in modo ineccepibile, ma conta soprattutto l’urgenza di quello che si vuole dire e come lo si riesce a trasmettere al pubblico senza filtri.  lI suo fascino non dipende dalla perfezione della produzione, ma dalla personalità delle canzoni.

4. Heavenly – Le Jardin de Heavenly (1992)

Con gli Heavenly arriviamo a uno dei dischi più rappresentativi dell'indie pop di Sarah Records.

Amelia Fletcher, già nei Talulah Gosh, porta nella nuova band una scrittura ancora più matura: chitarre ruvide ma melodiche, armonie vocali, energia e una sensibilità pop immediata.

Le Jardin de Heavenly è un album luminoso e pieno di canzoni che sembrano semplici al primo ascolto, ma che rivelano una grande attenzione alla scrittura.

È anche un ottimo esempio di come l'indie pop abbia contribuito a mettere in discussione il tradizionale modello maschile della scena rock, creando uno spazio nel quale le musiciste hanno modo di esprimere senza freni la loro sensibilità, senza paura di venire giudicate dagli uomini. 

5. Belle and Sebastian – If You're Feeling Sinister (1996)

Belle and Sebastian – If You're Feeling Sinister

A metà degli anni '90 l'indie pop cambia ancora.

I Belle and Sebastian prendono la delicatezza e l'intimità del pop indipendente e le trasformano in qualcosa di più ricco e sofisticato, portandolo finalmente al grande pubblico. If You're Feeling Sinister è pieno di melodie eleganti, arrangiamenti discreti e testi narrativi, con un equilibrio particolare tra folk, pop e tradizione cantautorale.

Il disco dimostra che l'indie pop può crescere senza perdere la propria intimità.

È anche uno dei titoli che hanno contribuito maggiormente a portare la sensibilità dell'indie pop verso un pubblico più ampio.

6. The Magnetic Fields – 69 Love Songs (1999)

The Magnetic Fields – 69 Love Songs

Con 69 Love Songs l'idea stessa di pop indipendente viene portata all'estremo.

Stephin Merritt costruisce una gigantesca raccolta di 69 canzoni d'amore che attraversano pop, folk, elettronica, cabaret e musica da camera. Non è un album indie pop nel senso più stretto del termine, ma rappresenta perfettamente la libertà creativa che il mondo dell'indie aveva conquistato.

Le canzoni sono brevi, melodiche e spesso ironiche, con un’incredibile varietà stilistica e di genere, ma parlano tutte dello stesso tema: l’amore declinato in tutte le sue sfaccettature, lontano dalle banalità e dalle facili semplificazioni, messo in scena con una scrittura straordinariamente sofisticata.

È un disco importante perché mostra come l'indie pop possa diventare un laboratorio per la canzone pop, senza rinunciare alla propria indipendenza.

7. Camera Obscura – Let's Get Out of This Country (2006)

Negli anni 2000 la sensibilità dell'indie pop torna a essere centrale per una nuova generazione.

I Camera Obscura, anche loro scozzesi come i Belle & Sebastian, recuperano il gusto per le melodie immediate, le chitarre delicate e le armonie vocali, aggiungendo arrangiamenti più ricchi e una produzione più pulita.

Let's Get Out of This Country è un ottimo esempio di come il genere possa aggiornare la propria estetica senza perdere il legame con la tradizione del genere

È indie pop, ma con una consapevolezza melodica e produttiva che appartiene ormai al nuovo millennio.

8. Jens Lekman - Night Falls Over Kortedala (2007)

Dalla Svezia, Jens Lekman ha preso gli stilemi dell’indie pop e li ha trasportati nel ventunesimo secolo, rendendoli più pop, ballabili e ironici.

Il suo secondo album Night Falls Over Kortedala rimane un gioiello per come unisce chitarre jangle pop, drum machine ballabili e testi sempre ironici e intelligenti. 

Da dischi come questo è nata una feconda scena indie pop svedese, che in pochi anni ha eguagliato come quantità e qualità quella scozzese.

9. The Pains of Being Pure at Heart - Belong (2011)

Con il loro secondo album, i newyorchesi The Pains of Being Pure at Heart hanno dato carne e muscoli allo scheletro spesso fragle dell’indie-pop.

Chitarre distorte al limite dello shoegaze accompagnano melodie zuccherose, aggiornando un genere nato negli anni ‘80 alla nostalgia degli anni ‘90, con l’aiuto di due produttori-simbolo di quella decade, Flood e Alan Moulder.

Il risultato è un disco irresistibile, che dimostra come l’estetica indie-pop sopravvive anche se rivestita di suoni più complessi ed elaborati.

10. Alvvays – Blue Rev (2022) 

Alvvays – Blue Rev

Con gli Alvvays arriviamo a una delle interpretazioni contemporanee più riuscite del pop chitarristico indipendente.

La band canadese combina  jangle pop, dream pop e indie rock in un insieme estremamente melodico. Le chitarre sono luminose, le canzoni immediate e la voce di Molly Rankin mantiene sempre un equilibrio tra dolcezza e malinconia.

È un disco importante perché dimostra che l'indie pop continua a funzionare perfettamente anche nello scenario della musica contemporanea.

Da dove partire?

Se vuoi scoprire le radici dell'indie pop, inizia da Orange Juice e The Pastels. Per entrare nella stagione C86 e Sarah Records, passa agli Heavenly. Se invece vuoi scoprire il lato più DIY e americano del genere, Jamboree dei Beat Happening è un ottimo punto di partenza.

Per una versione più sofisticata e narrativa dell'indie pop, prova Belle and Sebastian e The Magnetic Fields. E se vuoi ascoltare come questo linguaggio si è mantenuto al passo coi tempi e continua a vivere oggi, i dischi di The Pains of Being Pure at Heart e Alvvays e  sono ottimi esempi di come melodia, chitarre e indipendenza possano ancora funzionare insieme.

Naturalmente, dieci dischi non possono raccontare tutto l'indie pop. Il genere è fatto anche di centinaia di singoli, piccole etichette, compilation e band spesso rimaste ai margini della storia ufficiale del rock.

Ed è proprio questo uno dei suoi aspetti più affascinanti: l'indie pop è nato lontano dai grandi riflettori, costruendo una propria idea di pop attraverso dischi piccoli, etichette indipendenti e comunità di ascoltatori. Una storia che, in forme sempre nuove, continua ancora oggi.

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