I pre-giudizi sulle nuove uscite dal 25 al 31 marzo

I pre-giudizi sulle nuove uscite dal 25 al 31 marzo

2013-03-26T13:01:20+00:0026 marzo 2013|

 

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[space height=”10″]The Horrors: Higher (Box Set)

The Horrors - HigherbirraGli Horrors sono il classico caso in cui I critici che detestano le next big thing pompate ogni settimana da NME si devono ricredere: con soli tre album la band è riuscita a ritagliarsi una nicchia di autonomia artistica invidiabile e, se è vero che non hanno ancora realizzato niente di eclatante, danno l’impressione di avere ancora degli enormi margini di miglioramento. Questa raccolta di remix (in lussuoso box set) e poco più di un pretesto per far sbavare i fan in attesa del nuovo album, ma può anche essere che all’interno ci sia qualcosa di interessante.

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[space height=”10″]Depeche Mode: Delta Machine

Depeche Mode: Delta MachinemartiniNormalmente l’ennesimo disco di una band affermata a livello internazionale non mi suscita particolari entusiasmi, specialmente se si tratta di qualcuno che non mi ha mai fatto impazzire neanche nei suoi momenti migliori: ma dopo tanti anni anche un nemico giurato degli anni ‘80 come il sottoscritto deve ammettere che per essere una mega-band i Depeche Mode sono invecchiati veramente bene. E tra l’altro il singolo Heaven è una delle cose più belle che ho ascoltato quest’anno … chi l’avrebbe mai detto?

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[space height=”10″]The Strokes: Comedown Machine

The Strokes: Comedown MachineacquaDa una machine all'altra, ma questa volta la musica è molto diversa. Pochi gruppi sono invecchiati male come gli Strokes: la loro sconfortante parabola discendente ha messo in ombra anche la freschezza dell’esordio Is This It, tanto che ormai da salvatori del rock sono passati a sinonimo di band con molta immagine e poca sostanza. Da quello che si è potuto ascoltare finora anche questo quinto disco affoga l’ispirazione dei primi anni in un mare di synth brutti e inutili. Sono certo che non mancheranno gli spunti discreti (come il singolo All the Time), ma serviranno solo a farci venire l’amaro in bocca ricordando una Last Nite o una Someday qualsiasi.

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[space height=”10″]Ulan Bator: En France/En Transe

Ulan Bator: En France/En TransebirraStrana sorte quella degli Ulan Bator: adorati in Italia per un breve periodo grazie alla sponsorship dei C.S.I. da molti anni sono scivolati nell’ombra, registrando dischi sempre più oscuri e sperimentali per etichette sempre più minuscole. Non ho la minima idea di come possa suonare questo nuovo disco (dal titolo fastidioso come da tradizione), so solo che il loro capolavoro (cioè il fantastico Ego: Echo, prodotto da Michael Gira nel 2000) l’hanno già fatto, e ad occhio e croce non sembrano in procinto di sfornarne un altro.

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[space height=”10″]Wire: Change Becomes Us

Wire: Change Becomes UsmartiniIl fatto che i Wire continuino a produrre dischi nonostante l’indifferenza delle principali testate musicali è già di per sè un motivo per festeggiare; quando poi ho saputo che il nuovo disco è composto interamente da rielaborazioni di alcuni bozzetti registrati tra il 1979 e il 1980 (vale a dire nel periodo in cui erano una spanna avanti rispetto all’intera scena musicale inglese), ecco che sono volati i tappi del martini. Dopo dieci anni di cloni dei Joy Division è forse arrivato il momento di riscoprire quella che è stata la band più imprevedibile e difficile del post punk: e anche se forse avremmo preferito un disco completamente nuovo, è impossibile sfuggire alla tentazione di ascoltare cosa sarebbe successo se avessero proseguito sulla strada di Pink Flag, Chairs Missing e 154.

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