Paul Banks – Banks (Recensione)

Paul Banks – Banks (Recensione)

2017-11-08T17:15:51+00:0022 ottobre 2012|


Paul Banks-Banks
Il leader degli Interpol accantona Julian Plenti e ritorna col secondo album solista. Avra' seguito la strada gia' tracciata o si sara' avventurato su un cammino nuovo?

6,5/10


Uscita: 23 ottobre 2012
Matador Records
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Personalmente ho sempre considerato gli Interpol e i Franz Ferdinand come due facce della stessa medaglia: i primi gli eredi spirituali dei Joy Division, con i loro testi malinconici e poetici, i secondi i piacioni costantemente innamorati e desiderosi di fare festa. L'aspetto che però unisce questi due gruppi è un grande amore per la melodia e il fatto di essere dotati di un'immediatezza a volte disarmante. Soprattutto gli Interpol, anche nei loro pezzi più “fumosi” come The Lighthouse o The Undoing, così come in quelli basati su arrangiamenti stratificati e complessi, riescono a far emergere immediatamente l'idea principale del brano e a comunicarla con facilità all'ascoltatore.

Da questo punto di vista il nuovo lavoro di Paul Banks sembra deviare parecchio dai risultati che era riuscito a raggiungere con la sua band; ovviamente il suo particolarissimo timbro di voce rimane, così come certi elementi caratteristici della band di New York (No Mistakes e Summetime Is Coming potrebbero tranquillamente essere incluse nel prossimo LP della band,) ma i brani risultano a volte eccessivamente pesanti e zeppi di suoni. Basta prendere come esempio il singolo che apre l'album, The Base, per capire di che cosa sto parlando: ad un semplice giro di chitarra iniziale si aggiungono via via altri elementi sonori, vanificando in un certo senso l'idea iniziale e creando una gran confusione, vista la difficoltà nel seguire così tante linee melodiche diverse.

Lo stesso identico discorso va fatto per tutte le altre tracce del disco, da Over My Shoulder a Lisbon, che sembrano rivelare una grande indecisione da parte di Mr. Banks sull'arrangiamento dei brani, quasi come se non volesse rinunciare a tutta la musica che ha scritto nel periodo di stesura dell'album e volesse necessariamente includerla tutta.

E' un vero peccato, perché la struttura dei brani è solida e ben articolata, come rivelano I'll Sue You o la (quasi) strumentale Another Chance, che avrebbero sicuramente beneficiato di un arrangiamento più snello e meno invadente rispetto alla linea principale. In un certo senso Banks si trova nella sfortunata posizione di non essere né un lavoro incisivo ed innovativo, né un disco approssimativo e ricalcato sulla produzione della sua band principale, come spesso fanno molti altri artisti quando si avventurano nei propri progetti solisti. La sufficienza la raggiunge in virtù delle sue innegabili doti compositive, ma per entusiasmarci forse ci vorrà il ritorno dei suoi compagni.

Vi ricordiamo che Paul Banks sarà in Italia per una data a febbraio: i biglietti sono disponibili su Ticketone.