Green Green Artichokes – Treasure Hunt (Undersoundz Italy)

Green Green Artichokes – Treasure Hunt (Undersoundz Italy)

2016-06-20T11:14:33+00:0020 Giugno 2016|

Green Green Artichokes Treasure Hunt

Nome: Green Green Artichokes
Città: Padova
Genere: Folk/ Indie Rock
File Under: Death Cab for Cutie, Ben Gibbard, Wilco
Sito web: greengreenartichokes.bandcamp.com

Dopo il promettente demo di tre anni fa (che ce li aveva fatti apprezzare anche in occasione della loro Indiemood Session del 2015), giungono all'esordio sulla lunga distanza i Green Green Artichokes, duo padovano dedito a tranquille atmosfere folk/rock appena "sporcate" qua e là da qualche distorsione più indie.

Treasure Hunt conferma quanto di buono la band aveva già messo in luce, espandendo ulteriormente la palette dei suoni e delle atmosfere grazie alle possibilità offerte dalla registrazione in studio: già a partire dall'intro del primo brano (Be an Alien) è chiaro che Paolo e Stefano hanno dedicato una notevole quantità di tempo per affinare i suoni del loro esordio, spesso e volentieri aggiungendo strumenti extra (chitarre, pianoforte, tastiere e addirittura un violoncello sulla bella Not for Glory) grazie all'aiuto di alcuni amici e collaboratori.

La cura dei dettagli risalta in particolare nei pezzi che cambiano un po' l'asse "pastorale" di buona parte di queste dodici canzoni, come l'ottima The Devil's Place, dove bastano pochissimi tocchi di pianoforte per aggiungere un azzeccatissimo tocco d'inquietudine al mix; Every Step invece gioca in modo convincente una carta più rock e She is She si butta invece sul versante ballad con un malinconico accompagnamento di pianoforte. Sono questi momenti di stacco rispetto al genere principale del disco quelli più convincenti e che rimangono maggiormente nella mente dell'ascoltatore.

Quello che resta sono una manciata di canzoni belle senza bisogno di urlare, a partire dal singolo Animal (dotato di un efficace ritornello, la cui forza viene però diluita dalla durata superiore ai cinque minuti), ma anche qualche passo falso che ripete eccessivamente la formula principale senza aggiungere miglioramenti apprezzabili (Schizzo, Jenny, I've Seen).

Quello che si può sicuramente raccomandare al duo, oltre ad essere più avventurosi nella composizione in futuro, è di curare maggiormente la parte vocale: troppo spesso la pronuncia inglese non è delle migliori, e anche l'intonazione deve fare le acrobazie per tenere insieme le sillabe di una lingua non pienamente padroneggiata. In questo caso non si può che consigliare l'utilizzo dell'italiano come lingua principale: oltre a permettere alla voce di essere maggiormente naturale, dei testi immediatamente comprensibili aprirebbero al pubblico il nocciolo emotivo di questi brani, che spesso rimangono piuttosto oscuri e impenetrabili.

In conclusione un buon esordio, apprezzabile soprattutto per la semplicità e la sincerità dell'offerta musicale, che li rende praticamente un caso unico nella scena indie italiana, e per i notevoli progressi sul piano degli arrangiamenti; ci sono ancora dei margini di miglioramento, ma intanto la prima prova è andata!


INTERVISTA CON I GREEN GREEN ARTICHOKES

Si sente che avete cercato di fare un passo in avanti rispetto alle registrazioni precedenti, sia dal punto di vista compositivo che negli arrangiamenti. Qual è stato il ragionamento che vi ha spinti a entrare in studio, e cosa vi siete riproposti di cambiare questa volta rispetto alla formula che ormai portate in giro da più di tre anni?

Diciamo che i tempi erano maturi per entrare in studio, ci siamo andati con un certo grado di consapevolezza di quello che volevamo. Abbiamo privilegiato in questi anni la dimensione live per consolidare l'esecuzione e il groove dei pezzi, che nel frattempo sono diventati molti e con sonorità anche diverse tra loro. Il demo è stata solo la nostra prima esperienza di registrazione, tra l'altro casalinga, ma essendo cresciuti a livello di idee, ascolti e capacità di arrangiare ci sentivamo pronti e sentivamo l'esigenza di fissare i pezzi.

Voi venite da una lunga storia di auto-produzione, con i vostri progetti precedenti, ma anche con i demo all'inizio della vostra carriera. Che cosa è cambiato, in meglio e in peggio, nell'andare finalmente a registrare in studio con un "produttore"?

In realtà non c'è un produttore del disco, ma è stato molto utile il ruolo di Francesco Fabiano, che oltre a registrarci nel suo studio, ha curato i suoni seguendo e interpretando le nostre idee musicali. E' una cosa molto importante avere un orecchio esterno a consigliarti, soprattutto se la persona in questione ha una grande esperienza e sensibilità.

Quali sono gli artisti che vi hanno più influenzato recentemente? Ovvero, quali sono i riferimenti nuovi che si possono rintracciare nella vostra musica? Io ad esempio rispetto al demo Renaissance Songs ci ho sentito molto i Death Cab for Cutie (nella voce ad esempio, ma anche in certe atmosfere molto "pulite" e melodiche) e meno la vena folk/acustica alla Kings of Convenience.

Partiamo puntualizzando che, anche se in Renaissance Songs usavamo una chitarra acustica, non abbiamo mai avuto come modello il neo folk alla Kings of Convenience, piuttosto il cantautorato indie rock / alternative folk di The Shins, Wilco, Smog, o cantautori acustici intimisti come Nick Drake.

(Paolo) Per il nuovo disco invece le influenze sono parecchie, non saprei darne solo qualcuna, a mio parere c'è una buona varietà nei temi ed atmosfere delle canzoni. Sicuramente i Death Cab for Cutie sono stati un ascolto importante nel passato, mi fa piacere il paragone, anche se ora non li seguo molto. Citando alcuni riferimenti importanti per la composizione direi in ordine sparso Wilco, Spiritualized, Sleater-Kinney, The Go-Betweens, American Analog Set, Big Star, The Smiths, i primi R.E.M. Una cosa che mi piace di quando ci paragonano a qualcuno è che i riferimenti sono molto vari, il che mi fa pensare che la nostra proposta abbia diverse sfaccettature e non sia un "clone" di nessuno, cosa che personalmente detesto. In generale credo ci contraddistingua un certo gusto per le melodie, contornate da arrangiamenti che, almeno nella nostra intenzione, non siano banali.

Prima dicevamo degli arrangiamenti più curati e cesellati, anche con l'uso di strumenti aggiuntivi come pianoforte e violoncello. Avete pensato a quanto varieranno i pezzi nella loro esibizione live? Avete intenzione di portarvi dietro qualche musicista aggiuntivo o continueremo a vedervi nella dimensione da duo?

(Paolo) La registrazione è un momento diverso dalla situazione live, che ti permette di completare il quadro delle tue idee musicali. Non è che i pezzi cambino nella sostanza, ma in studio hai la possibilità di chiarirne l'intenzione arricchendone l'atmosfera, cioè riesci fare quello che probabilmente otterresti dal vivo solo se avessi una band di 7-8 elementi.

I pezzi sono nati in formazione a due e a nostro parere funzionano comunque bene così dal vivo. Detto questo siamo convinti che avere degli ospiti nei live sia un grande valore aggiunto, non solo musicale. Al momento non abbiamo intenzione di allargare stabilmente il gruppo, ma non lo escludiamo in futuro.

Questo disco è il vostro lasciapassare per esporvi a un pubblico molto più esteso rispetto al passato. In che modo avete intenzione di muovervi: farete più live in giro per l'Italia, oppure lascerete che ci pensi il passaparola e tornerete a focalizzarvi principalmente sulla scrittura di nuovi pezzi?

Ora ci stiamo concentrando sui live di promozione del disco, secondo noi è fondamentale per far conoscere il nostro nome, e ci dà comunque molta soddisfazione. Ovviamente il passaparola è sempre molto importante, e ci sta già aiutando molto!

(Paolo) Per quanto riguarda nuove canzoni ne abbiamo già da tempo in cantiere, e tra un live e l'altro vorremmo comunque svilupparle. Pezzi del tutto nuovi però dovranno aspettare credo, ci vuole sempre un po' di tempo per ricaricarsi di idee ed esperienze prima di avere qualcosa di interessante da dire ed avere l'esigenza di esprimerlo.