10 dischi fondamentali per conoscere il Brit pop

Giorgio Bonomi
Brit pop 10 dischi fondamentali

Da Suede e Blur agli Oasis, passando per Pulp e Elastica: dieci album per capire la nascita, l'esplosione e l'eredità del Britpop.

Il Britpop è uno dei fenomeni musicali più importanti e riconoscibili degli anni Novanta britannici. Nato all'inizio del decennio, recupera la tradizione del pop e del rock inglese degli anni Sessanta e Settanta e la adatta a una nuova generazione, in contrapposizione anche alla crescente popolarità del grunge americano.

Chitarre, melodie immediate, testi sulla vita quotidiana e un forte senso di appartenenza culturale diventano gli ingredienti di una nuova scena. Suede, Blur, Oasis, Pulp, Elastica e Supergrass sono tra i protagonisti di quella che diventerà una vera e propria esplosione mediatica.

1. Suede – Suede (1993)

Suede - Suede

Prima ancora che il Britpop esplodesse, gli Suede ne incarnano già l'estetica.

Il debutto della band di Brett Anderson recupera il glam rock, il pop britannico e una certa teatralità decadente, trasformandoli in qualcosa di nuovo. Il suono è energico, melodico e profondamente inglese.

Suede è uno dei dischi che contribuiscono ad aprire la strada alla nuova scena britannica dei primi anni Novanta.

2. The Auteurs - New Wave (1993)

Un’altra band che incarna lo spirito del britpop prima il termine venga coniato, nella sua accezione più sarcastica e velenosa.

Gli Auteurs di Luke Haines debuttano con la lora versione del pop britannico: storto, nervoso, attraversato da chitarre affilate e da un’ironia spesso tagliente.

Haines canta con un distacco quasi sprezzante, raccontando personaggi ordinari, ambizioni, fallimenti e piccole meschinità con uno sguardo lucido e poco indulgente. I brani hanno melodie immediate, ma sotto la superficie nascondono un’inquietudine che li rende molto più interessanti del classico indie-pop dell’epoca.

3. Blur – Parklife (1994)

Blur - Parklife

Se esiste un album che rappresenta perfettamente l'immaginario Britpop, è Parklife.

Damon Albarn e compagni  costruiscono un disco ironico e colorato che osserva la società britannica attraverso personaggi, situazioni quotidiane e riferimenti alla cultura pop. Musicalmente, i Blur recuperano il pop inglese degli anni Sessanta e Settanta, mescolandolo con alternative rock e massicce dosi di humour, rivolto alle abitudini della middle e working class inglesi.

È il disco che trasforma Blur in uno dei simboli della nuova identità musicale britannica.

4. Oasis – (What's the Story) Morning Glory? (1995)

Oasis – (What's the Story) Morning Glory?

Se Parklife rappresenta il lato ironico e sofisticato del Britpop, Morning Glory? ne rappresenta la dimensione di maggior successo internazionale

Gli Oasis recuperano la tradizione dei Beatles, dei Rolling Stones, degli Who e del rock da stadio e la trasformano in canzoni semplicissime e gigantesche, con ritornelli impossibili da non cantare a squarciagola.

Wonderwall, Don't Look Back in Anger e Champagne Supernova contribuiscono a trasformare gli Oasis in un fenomeno mondiale e fanno di questo album uno dei simboli assoluti degli anni Novanta.

5. Pulp – Different Class (1995)

Pulp – Different Class

Con Pulp il Britpop assume una dimensione completamente diversa.

Jarvis Cocker racconta di classi sociali, desiderio, sesso, solitudine e vita quotidiana con uno sguardo ironico e spesso impietoso. Musicalmente il gruppo recupera glam rock, disco, pop e art rock, pur forgiando uno stile assolutamente originale.

Common People diventa uno degli inni del periodo, ma è l'intero album a dimostrare quanto il Britpop potesse essere sofisticato e narrativo. Un picco assoluto, e un album-simbolo dell’intero movimento.

6. Supergrass – I Should Coco (1995)

I Should Coco rappresenta il lato più giovane, energico e divertente della scena britpop.

Supergrass mescolano punk, pop e rock britannico con una freschezza quasi adolescenziale. Il risultato è un disco immediato e pieno di energia, che contiene anche Alright, uno dei singoli più riconoscibili dell'epoca.

È un ottimo esempio della componente più spensierata del Britpop.

7. Elastica – Elastica (1995)

Il Britpop non fu soltanto una storia di band maschili.

LeElastica portano nella scena un suono più secco e nervoso, influenzato dal punk, dalla new wave e dalla tradizione post-punk britannica. Il loro debutto è breve, diretto e costruito intorno a riff e melodie estremamente efficaci.

Connection, Line Up e 2:1 diventano singoli simbolo del periodo.

8. Radiohead - The Bends (1995)

Il genio della band di Oxford viene contenuto a stento dall’etichetta britpop, ma è innegabile che i primi due album di Thom Yorke e compagni possono rientrare in parte nel genere.

Il secondo LP The Bends rimane il più accessibile tra i loro album: melodie indimenticabili e malinconia sparsa a larghe mani, ma anche un suono decisamente rock e pop come non sarà mai più per il resto della loro carriera.

I singoli High and Dry e Just rientrano nei canoni del pop britannico dell’epoca, ma mostrano già una capacità di mischiare le carte non comune, che verrà poi realizzata appieno nei capolavori successivi.

9. Manic Street Preachers – Everything Must Go (1996)

I Manic Street Preachers non appartengono al Britpop in senso stretto, ma il loro successo nella seconda metà degli anni Novanta aiuta a definire il clima musicale britannico del periodo.

Everything Must Go porta il loro rock verso una dimensione più melodica e accessibile, senza perdere la componente politica e intellettuale che aveva sempre caratterizzato il gruppo.

È una buona testimonianza di quanto la scena britannica degli anni Novanta fosse più ampia dell'etichetta Britpop.

10. The Verve – Urban Hymns (1997)

Non tutto il Britpop era fatto di canzoni leggere e ritornelli da classifica.

Dopo aver mostrato con A Northern Soul un lato molto più psichedelico e oscuro della scena, i Verve raggiungono il successo planetario con il disco successivo, trainato dai singoli di enorme successo Bittersweet Symphony, The Drugs Don’t Work e Lucky Man. 

Le chitarre di Nick McCabe e la voce di Richard Ashcroft costruiscono un suono dilatato e tormentato, che dialoga con il pop senza però mai abbandonare la ricerca di soluzioni sofisticate, spesso anche orchestrali.

Da dove partire?

Per capire il Britpop in pochi ascolti, puoi partire da quattro dischi

Suede – Suede per le origini e l'estetica della nuova scena;

Blur – Parklife per il lato più ironico e profondamente britannico;

Oasis – (What's the Story) Morning Glory? per il grande successo internazionale di pubblico

Pulp – Different Class per la sua dimensione sociale e narrativa.

Il Britpop è durato relativamente poco, ma il suo impatto è stato enorme. Ha riportato la musica britannica al centro della cultura pop internazionale e ha lasciato un'eredità che continua a riemergere ogni volta che una nuova generazione di band guarda alla tradizione del rock inglese.

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